Missili e sangue su Leopoli. A Mariupol l’orrore dei bambini strappati ai genitori e deportati in Russia

lunedì 18 Aprile 11:21 - di Lorenza Mariani
Leopoli

Una Pasqua di sangue, quella che si è abbattuta sull’Ucraina. E che continua a lasciare una lunga scia di orrore e morte anche oggi. I missili russi sono piovuti dal cielo anche questa mattina: su Leopoli. Dove il sindaco della città dell’area occidentale del Paese, ha parlato di cinque attacchi missilistici russi. Andriy Sadovyi ha spiegato su Twitter di aver inviato sul posto i servizi incaricati. «Cinque potenti assalti, mirati su obiettivi civili dell’antica Leopoli europea», conferma sui social anche il consigliere del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, Mykhailo Podolyak. Aggiungendo che «i russi continuano ad attaccare barbaramente le città ucraine dall’alto, dichiarando cinicamente al mondo intero il loro “diritto” di uccidere gli ucraini».

Missili su Leopoli, colpita anche la stazione

Attacchi senza tregua e senza pietà, che hanno stroncato 6 vite e provocato 8 feriti, tra cui un bambino: questo il tragico bilancio, al momento, dell’attacco concentrico sferrato su civili inermi. I missili che i russi hanno sganciato, sono andati a colpire la stazione ferroviaria vicina alla città. Lo ha confermato, tra gli altri, il direttore delle Ferrovie ucraine (Ukrzaliznytsia), Oleksandr Kamyshin, spiegando che l’attacco non ha causato vittime tra i dipendenti delle ferrovie e tra i passeggeri. Il traffico ferroviario è stato ripristinato, anche se, naturalmente, si registrano disagi e ritardi.

Sangue su Leopoli. Intanto Mariupol, assediata, non si arrende…

Il capo dell’amministrazione militare regionale di Leopoli, Maksym Kozytsky, ha quindi chiesto agli abitanti della città di cercare riparo nei rifugi. «Gli allarmi aerei continuano. Rimanete nei rifugi», ha detto Kozytsky in un post di Telegram. Le truppe ucraine presenti a Mariupol hanno intanto deciso di non arrendersi e di combattere fino alla fine, ignorando la richiesta delle truppe russe. Di conseguenza Mosca ha deciso di imporre dei “permessi di movimento” per regolare gli spostamenti nei diversi quartieri della città. Lo ha detto il consigliere del sindaco, Petro Andriushchenko, su Telegram. Condividendo una foto nella quale si vede una fila di persone in attesa di ottenere questi permessi. «Centinaia di cittadini devono fare la fila per ottenere un pass, senza il quale la prossima settimana sarà impossibile non solo spostarsi tra i quartieri della città. Ma anche scendere in strada», ha affermato Andriushchenko.

Impossibile evacuare: nell’acciaieria anche molti civili

Intanto, nella dell’acciaieria Azovstal di Mariupol, dove si concentra la resistenza delle truppe ucraine e che viene pesantemente colpita dalle forze armate russe, il capo della polizia della città, Mykhailo Vershinin, ha affermato la presenza anche di molti civili nella fabbrica divenuta teatro di uno scontro epocale. Questi civili, ha spiegato, «non si fidano dei russi. Hanno visto cosa sta succedendo in città ed è per questo che hanno deciso di restare all’interno dell’acciaieria». Non solo: sempre sulla conta dei civili e dei superstiti, secondo Vershinin sarebbero circa centomila gli abitanti di Mariupol rimasti in città. Dove prima della guerra vivevano circa 400mila persone.

Le sirene risuonano anche a Kiev. Missili anche nella regione di Dnipro

Intanto, questa mattina le sirene sono risuonate ancora anche a Kiev, come riporta Sky News. Nel frattempo, un altro dislocamento delle truppe russe sta provando ad entrare nella regione di Kherson. In base alla previsione del ministero della Difesa di Kiev, allora, «le forze armate della Federazione russa stanno completando la formazione di un gruppo aggressivo nella zone orientale». In una nota si legge che le truppe russe «non smetteranno di compiere attacchi missilistici contro le infrastrutture del’Ucraina». Ad ampio spettro. Su vasta scala. Dalla capitale alla regione di Dnipro, nell’Ucraina centrale. Da dove il governatore di Dnipropetrovsk, Valentyn Reznichenko, ha reso noto che «il 60 per cento dei missili sono stati abbattuti dal sistema di difesa antiaerea dell’Ucraina». Che la ferrovia di Dnipro è stata distrutta. E che altre persone sono rimaste ferite in seguito all’attacco nel distretto Synelnykiv.

L’offensiva russa nella regione di Luhansk: occupata la città di Kreminna

E ancora: le truppe russe hanno intanto occupato la città di Kreminna nella regione di Luhansk nell’est dell’Ucraina. Dove è impossibile evacuare i civili. E dove l’offensiva di Mosca continua a sparare nel mucchio. Sganciando missili e bombe su ospedali, teatri, luoghi di rifugio e via di fuga gremite di civili. Di anziani, donne e bambini. Bambini, inaccettabile bersaglio di una guerra senza tetto né legge. Vittime di una ferocia che non conosce sosta. Di una brutalità in nome della quale i più piccoli diventano bersaglio del fuoco russo. Oggetto di rapimenti e deportazioni.

Orrore sui bambini: uccisi e deportati in Russia. La denuncia di Zelensky alla “Cnn”

Solo per restare a Mariupol, allora, i militari russi avrebbero portato via con la forza dalla città teatro di un sanguinoso scontro, circa 150 bambini. Lo ha reso noto il Crimean Human Rights Group, citando il consigliere del sindaco di Mariupol, Petro Andriushchenko. Molti dei piccoli che i russi avrebbero portato via erano ricoverati negli ospedali. E non erano orfani. Una denuncia rilanciata a viva voce nelle ultime ore anche dallo stesso presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, che nel corso di una intervista rilasciata alla Cnn ha dichiarato: «Circa cinquemila bambini sono stati deportati in Russia» dalla regione di Mariupol dall’inizio della guerra. Dove sono questi bambini? Nessuno lo sa»…

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