“L’Ucraina ceda il Donbass in cambio della pace”: fronda M5S-Lega contro l'”interventismo” di Draghi

mercoledì 20 Aprile 19:32 - di Adriana De Conto
M5S Lega Ucraina

Si profila una spaccatura all’interno del governo. Lega e M5S sono tra i maggiori sostenitori dell’idea – contraria alla linea del premier Draghi- secondo cui la guerra ucraina potrebbe finire solo con una resa nel Donbass. Per fermare la guerra in Ucraina, alcuni parlamentari delle due forze che sostengono l’esecutivo  ritengono che serva una resa di Kiev affinché il conflitto termini senza altre vittime. La proposta – contenuta in una mozione del M5S in corso di ultimazione- consiste in uno stop dell’invio di armi a Kiev e uno scambio con Putin: la cessione dei territori del Donbass in cambio di un cessate il fuoco. Una richiesta accompagnata, tra i ranghi di entrambi i partiti, da critiche alla cosiddetta “belligeranza atlantista” guidata dal presidente americano Biden.

M5S verso una mozione: “Kiev ceda il Donbass e sarà pace”

Non vedendo altre vie d’uscita, al momento,  per porre fine a questo conflitto, si fa strada l’idea di considerare fattibile cedere una  parte di territorio ucraino a Putin. L’Ucraina piò essere “mutilata” secondo i grillini. E’ Gianluca Ferrara, vice-capogruppo del Movimento 5 Stelle in Senato a propugnare questo “scambio”:  secondo il senatore grillino ora prevale “l’idea miope di sconfiggere Putin militarmente, un errore che si può rivelare catastrofico: perché la Russia è una grande potenza nucleare”, rilancia il sito Affaritaliani.it. Dunque – la fa semplice-  “l’Ucraina rinunci pure a un paio di regioni o andremo verso la terza guerra mondiale”. Pertanto, il senatore pentastellato Alberto Airola si è detto pronto a una mozione per chiedere al governo di bloccare l’invio delle armi italiane alla resistenza ucraina. “Devo parlarne con il direttivo del gruppo e con il presidente Giuseppe Conte, che si è dimostrato vicino a un atteggiamento multipolare. Le armi alimentano solo la guerra. E il M5S è sempre stato pacifista”. Quanto al Donbass, “cedere qualcosa è normale in qualsiasi negoziato, quindi sì, sono d’accordo col collega Ferrara”, dice il grillino.

Airola (M5S): “Il M5S deve valutare l’uscita dal governo se Draghi…”

Airola porta fino alle conseguenze estreme tale posizione: ossia  che il Movimento “debba valutare l’uscita dal governo, se il presidente Draghi continuasse sulla linea di totale appiattimento alla Nato e di prolungamento sine die del conflitto”. Un avvertimento simile nelle scorse settimane era arrivato anche dall’ex premier Giuseppe Conte che su questo punto aveva dichiarato: “Ognuno si prenderà le sue responsabilità”.

L’asse con la Lega

Una visione che collima con quella di alcuni esponenti della Lega. Il senatore Carlo Doria, ha affermato: “Sono sempre a favore dell’autodeterminazione dei popoli, come nel caso dei russofoni del Donbass. Il conflitto non va estremizzato: c’è in giro un atlantismo molto pericoloso”. E aggiunge considerazione forti. Secondo lui, infatti, è l’America ad aver portato la guerra ovunque, “tranne che a casa sua”. Si aggiunnge Simone Pillon, che appoggia il no alle armi. E sostiene di essere “per l’autonomia locale e il rispetto delle minoranze, qualunque sia il governo centrale”. E cita anche il Papa. “Sulla guerra russo-ucraina la posizione di Bergoglio è quella più lucida e condivisibile. Cercare la pace anche contro ogni speranza, evitando di alimentare il conflitto”.

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