Il “suicidio occidentale” non è colpa del fascismo: Rampini fa centro sugli effetti, non sulle cause

martedì 5 Aprile 17:43 - di Valerio Falerni
Rampini

Ha avuto fegato Federico Rampini a cimentarsi con il tema (spengleriano) del «suicidio dell’Occidente». Prova ne siano le recensioni agrodolci ma tendenti all’acido che l’hanno accolto sui giornali di sinistra. Inevitabile, del resto, nel momento in cui offre una chiave di lettura alternativa alla crisi, imputando molte delle sue manifestazioni al mito della società aperta e a quel che ne discende in termini di idolatria delle minoranze o di culto ambientalista di rito gretino. Ciò premesso, non è possibile non cogliere nel suo pensiero una sorta di cortocircuito quando va ad individuare la radice delle «correnti anti-occidentali» nelle ideologie del «fascismo e comunismo» oltre che nel «pensiero cattolico».

Rampini è l’autore di «Suicidio occidentale»

Ma è un’analisi (almeno per quel che riguarda il fascismo) che fa a cazzotti con la sua stessa tesi, dal momento che l’inviato del Corriere della Sera condanna senza mezzi termini fenomeni come la cancel culture, l’immigrazione incontrollata e funzionale al neo-schiavismo, l’utopia no-border e l’appiccicoso conformismo del politically correct. Va da sé che se questi sono gli effetti del declino dell’Occidente, il fascismo ha un alibi inattaccabile che stronca in radice il sospetto di esserne la causa. E proprio grazie alla somma dei suoi più deprecati ismi, tutti incompatibili con le degenerazioni denunciate da Rampini.

L’errata analisi sulle «ideologie del passato»

Infatti, o il fascismo è altra cosa dal movimento politico che ha esasperato il nazionalismo, introdotto il razzismo ed esaltato i “sacri confini” o l’analisi di Rampini sul punto è zoppicante. Probabilmente, è la seconda ipotesi. Diversamente, avrebbe cercato nel passato recente e non in quello remoto le cause del «suicidio dell’Occidente». Trovandone molte proprio in quelle che lui individua come conseguenze, tipo la pretesa di spacciare per diritto ogni capriccio o nell’espellere tutto quel che può evocare l’idea di rischio, di prova, di severità, di dovere. O, ancora, nella sistematica distruzione di concetti come lavoro, risparmio, economia reale a tutto vantaggio di altri come assistenzialismo, indebitamento, turbo-finanza.

Crisi irreversibile?

Queste cose non capitano, si decidono. Sono frutto di scelte politiche e legislative, così come di modelli culturali ed educativi. E sono talmente incistate nel nostro way of life che chi ha provato a correggerle – leggi Donald Trump – si è ritrovato contro proprio l’Occidente. È appena il caso di ricordare (ma Rampini non c’entra, anzi) che l’America è tornata di moda solo con Joe Biden. Già, con l’Arancione alla Casa Bianca, gli States erano più che altro un bubbone sovranista. A ulteriore conferma che con il suicidio dell’Occidente le «ideologie del passato» c’entrano poco. Forse nulla.

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