Il politologo Parsi: “La Meloni ha idee e identità, ma deve imporre le sue ricette economiche”

29 Apr 2022 8:11 - di Désirée Ragazzi
Parsi FdI

«Giorgia Meloni, soprattutto negli ultimi mesi, ha fatto sostanziali passi in avanti in politica estera ed è riuscita a liberarsi da un passato che per tanto tempo non passava». Vittorio Emanuele Parsi, professore ordinario di Relazioni Internazionali presso la facoltà di Scienze Politiche e Sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano,  autore del libro TitanicNaufragio o cambio di rotta per l’ordine liberale (Il Mulino), a poche ore dalla Conferenza programmatica di Fratelli d’Italia si sofferma sul ruolo che potrebbe avere FdI in una nuova stagione di governo.

Professor Parsi, FdI è il primo partito in Italia, che tipo di percorso dovrebbe fare per andare al governo? 

«Dovrebbe definire meglio la questione dell’identità rispetto al futuro. Definire meglio un quadro programmatico che sia pro-attivo e meno reattivo e configurare meglio un’agenda per una possibile attività governativa. Negli ultimi mesi la Meloni ha toccato temi importanti che riguardano l’economia».

Che idea si è fatto sulla coalizione di centrodestra?

«In tema di coalizione non si capisce molto perché non si sa qual è la legge elettorale. Mi sembra che sia più in sintonia con Forza Italia che con la Lega che, a mio avviso, rappresenta una zavorra per l’evoluzione del partito».

Quindi, quali sono le prospettive per il progetto di governo della Meloni e del centrodestra?

«Che in Italia ci sia una potenziale maggioranza conservatrice penso che sia vero, al di là del fatto che possa piacere o meno. Io non sono un conservatore, però osservo che c’è un solido blocco conservatore nell’opinione pubblica che si muove in maniera estremamente ballerina, però c’è. FdI ne catalizza una buona parte, una parte si esprime nella Lega e Forza Italia, una parte anche nel M5S. Poi, c’è tutta quella vastissima astensione su cui è difficile fare considerazioni. Penso che Giorgia Meloni debba avere la capacità di costituire un blocco conservatore e non “passatista”.  Serve una destra conservatrice e moderna. E tutti sappiamo che Forza Italia sarà sempre meno solida. La Meloni, in questo senso, a livello europeo si è liberata del peso di Marine Le Pen…».

La leader dei conservatori italiani si è, infatti, sganciata da Marine Le Pen. Come legge questa scelta?

«Marine Le Pen rappresenta una destra sciovinista identitaria fissata sul passato, tendenzialmente anche razzista ed esprime un sovranismo conflittuale. Da parte della Meloni c’è stato il tentativo di andare oltre queste cose. FdI non sta nel blocco della destra identitaria. A mio avviso dovrebbe fare pulizia nel partito e se c’è qualcuno legato a un passato nostalgico dovrebbe cacciarlo. Conservatore non vuol dire trinariciuto».

Professore, quali sono gli scenari  possibili della guerra in Ucraina. E quale ruolo può ritagliarsi l’Italia?

«Gli scenari possibili sono solo due: o Putin prevale e ottiene con la forza la resa  sostanzialmente incondizionata dell’Ucraina oppure Putin viene fermato. L’Ucraina resta un Paese neutrale ma non demilitarizzato e, comunque, sovrano. L’Italia si muove su questo secondo obiettivo in concerto con gli alleati della Nato e degli altri Paesi dell’Unione Europea. Draghi sta lavorando molto bene su questo punto, nonostante un’opinione pubblica molto sensibile agli argomenti della propaganda putiniana e una parte di classe partitica che non ha mai chiarito i rapporti con Putin e con i regimi autoritari, Cina compresa. Credo che l’Italia cerchi di dimostrare come all’interno di una coesione atlantica ed europea sia possibile articolare una pluralità di sforzi tutti convergenti verso l’obiettivo di bloccare Putin e proteggere l’Ucraina. Non c’è spazio né convenienza per formulare posizioni terziste tra l’Occidente e l’Ucraina da un lato e la Russia e, sullo sfondo, la Cina dall’altro».

 

 

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