Il doppio giallo degli oligarchi trovati morti coi familiari massacrati, figli e amici: uccisi da uno sconosciuto

mercoledì 27 Aprile 16:44 - di Greta Paolucci
giallo oligarchi morti

Il doppio giallo delle morti quasi contemporanee – una in Spagna e l’altra a Mosca – di due noti oligarchi russi, Sergey Protosenya e Vladislav Avayev. Imprenditori di successo e uomini tempo addietro vicini a Putin, si complica e si infittisce ogni giorno che passa. Ore in cui, sembrano acquisire importanza determinante le parole rilasciate a caldo dal figlio di una delle vittime, Fedor Protosenya, e da una vicina di Avayev, tra le prima sentite nel sopralluogo degli investigatori sulla scena del crimine di Mosca.

Dubbi e sospetti: si infittisce il doppio giallo degli oligarchi trovati morti

Perde sempre più consistenza l’ipotesi investigativa degli omicidi-suicidi al centro di una cronaca russa – e non solo – che non può prescindere dalla guerra. Dalle sanzioni. E dalle sue ritorsioni. I misteri legati alle due stragi familiari – quella di Lloret de Mar e di Mosca – ruotano attorno ai ruoli rivestiti dalle vittime accusate al momento degli omicidi: Sergey Protosenya, ex presidente di Novotek, azienda russa del gas e con patrimonio stimato di oltre 400 milioni di euro. Come tristemente noto, gli agenti spagnoli hanno ritrovato l’uomo impiccato giorni fa nella sua villa in Spagna. All’interno della lussuosa residenza, i corpi della moglie: 55 anni. E della figlia diciottenne, massacrate a colpi di ascia.

Un mistero lungo 24 ore e da Barcellona a Mosca: le parole che pesano…

Stesso tragico scenario in un prestigioso appartamento di un grattacielo di Mosca. Dove la polizia ha rinvenuto riverso nel suo stesso sangue, e con una pistola ancora in pugno, un ex funzionario del Cremlino e vicepresidente di Gazprombank: Vladislav Avayev. Poco distanti da lui, giacevano i corpi esanimi della moglie Yelena, incinta. E della figlia minore della coppia, Maria, appena 13enne… Oggi, come anticipato in apertura, ad infittire il giallo e ad alimentare dubbi e sospetti, arrivano le parole del figlio 22enne di Protosenya, Fedor. salvatosi dalla mattanza solo perché ha rinunciato alla vacanza in Spagna, ed è rimasto a Bordeaux, in Francia, dove viveva con la famiglia.

Il figlio di Petrosenya: «Sono stati sterminati da uno sconosciuto»

Fedor, dunque, in un’intervista al quotidiano inglese Daily Mail, rilanciata dal Messaggero, dichiara senza filtri e senza incertezze: «Mio padre non è un assassino. Non so cosa sia successo quella notte, ma non ha ucciso lui mia madre e mia sorella». Poi aggiunge anche: «Sono stati sterminati da uno sconosciuto… Amava mia madre e soprattutto Maria, mia sorella – sottolinea il giovane –. Lei era la sua principessa. E lui non avrebbe mai fatto loro del male. Non so cosa sia accaduto quella notte. Ma so che mio padre non le ha colpite». Dubbi, sconcerto, convinzioni, che trasudano da ogni singola parola del giovane. E, cosa ancor più determinante, trovano riscontro in tutti i tasselli mancanti, o contraddittori, del mosaico investigativo reso dagli inquirenti spagnoli. Una ricostruzione che annovera diverse strane “circostanze”.

Giallo oligarchi morti: ecco cosa non torna nelle ricostruzioni investigative

La prima: Protosenya non ha lasciato nessun biglietto di suicidio. Né sono state trovate impronte digitali sull’accetta e sul coltello, le armi che si presume l’uomo abbia impugnato per uccidere le due donne. Così come non c’erano tracce di sangue sul corpo del presunto omicida. Non solo. Feodor non è l’unico a non credere alla teoria dell’omicidio-suicidio. Come lui – e come riferisce sempre il quotidiano capitolino citato poco sopra – «Anatoly Timoshenko, un uomo d’affari russo e amico stretto dei Protosenya, ha dichiarato: “Non voglio discutere di cosa potrebbe essere successo in casa quella notte, ma Sergey non è un assassino”». Così come anche un altro amico della vittima, Roman Yuravih, ha aggiunto: «Conoscevo Sergey da dieci anni. Era un uomo felice, amava la sua famiglia. Non ha ucciso sua moglie e sua figlia. Ne sono sicuro»…

Le circostanze analoghe delle strage, troppe similitudini: a partire dai profili delle vittime

E che dire di quella strana concomitanza con il ritrovamento nel suo appartamento di Mosca di un altro oligarca russo, Vladislav Avayev, ex funzionario del Cremlino e vicepresidente della Gazprombank: uno dei principali canali per i pagamenti di petrolio e gas russo sotto i riflettori del mondo? Un incarico che la vittima aveva lasciato ufficialmente, sebbene a detta di molti mantenesse alcuni legami. Ma l’uomo era anche ex funzionario del Cremlino. Tanti intrecci, molte conoscenze, forse troppe informazioni? Fatto sta, che accanto a lui giacevano i corpi della moglie Yelena, 47 anni, e della figlia minore Maria, 13 anni. Tutti uccisi da colpi di pistola. Due casi, due famiglie sterminate, a distanza di un giorno l’una dall’altra. Due uomini ricchi e potenti. Che hanno rivestito ruoli e incarichi di prestigio. Morti in circostanze simili.

I sospetti nelle parole della vicina di casa dell’oligarca Avayev

Due vittime e due casi di omicidio su cui gravano indizi e suggestioni che inducono a pensare all’uccisione dei propri cari e al suicidio frutto della disperazione. Un quadro omicidiario che fa acqua da tutte le parti. E dalle prime ore dei macabri ritrovamenti. Anche nel caso del giallo di Mosca, allora, c’è una dona che ha parlato e ha avanzato forti dubbi sin da subito. Si tratta di una vicina di casa della famiglia Avayev. La quale già nei giorni scorsi ha esternato i suoi sospetti, dichiarando: «Avayev un uomo intelligente, quasi il capo della Gazprombank. «Non aveva motivo di farlo. Era ricco, intelligente. Non è possibile che un uomo del genere possa uccidere. Forse Avayev e la sua famiglia sono stati uccisi», ha detto la donna adombrando l’ipotesi di un omicidio mirato. Un’esecuzione per mettere a tacere chi, forse, aveva visto o saputo troppo?

 

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