Igor il Russo non è pazzo ma solo cattivo. “Ha ucciso chiunque lo ostacolasse in modo freddo e calcolato”

venerdì 15 Aprile 15:54 - di Marta Lima

Norbert Feher è “una personalità fredda e calcolatrice” e la sua “condotta delittuosa fu organizzata e razionale, secondo la prospettiva criminale del rapporto costo-beneficio”. Lo scrivono i giudici della prima sezione penale della Cassazione nelle motivazioni della sentenza con cui lo scorso 2 novembre hanno confermato l’ergastolo per Norbert Feher, noto come ‘Igor il Russo’, per l’omicidio di Davide Fabbri, titolare di un bar a Budrio, e della guardia ecologica Valerio Verri, e per il tentato omicidio della guardia provinciale Marco Ravaglia, avvenuti ad aprile 2017 nel ferrarese. ‘Igor il Russo è detenuto attualmente in Spagna dove è stato processato per l’omicidio di un allevatore e di due agenti della Guardia Civil uccisi nel dicembre 2017 ad Andorra dopo essere fuggito dall’Italia.

Igor il Russo non era pazzo mentre uccideva

Rigettando il ricorso presentato dalla difesa, i supremi giudici avevano anche respinto la richiesta di una nuova perizia psichiatrica. “Ciò che rileva in questa sede e rende esaustivo l’accertamento già effettuato – sottolinea la Cassazione – è l’indagine medico-legale ed i suoi esiti (…) risultati che non hanno indicato né l’esistenza di patologie maggiori, né profili di disturbi minori ma valorizzabili in punto di elisione totale o parziale della capacità di intendere e di volere”. “In particolare – spiegano i giudici di piazza Cavour – ciò risulta dal passo della ‘perizia mentale’ riportato nell’impugnata sentenza, laddove si è preso atto che in sede anamnestica non era stata riferita alcuna sintomatologia che potesse suggerire una patologia psicotica di qualche tipo, situazione che trovava conferma nel periodo di osservazione in carcere, durata sei mesi, durante il quale nessun responsabile medico Né la psicologa del centro penitenziario riscontravano sintomatologia psicotica acuta né dello stato d’animo, non vi era alcuna alterazione della condotta, né si era presentata la necessità di alcun trattamento farmacologico”.

Le aggravanti valutate dai giudici

Quanto infine alla sussistenza delle aggravanti, gli ‘ermellini’ sottolineano come Feher fosse “ben consapevole che” Verri e Ravaglia “erano della Polizia e dunque andavano eliminati, senza approfondire se avessero avuto armi oppure no”. Non ha importanza dunque se l’imputato abbia visto o meno la pistola “tra le mani di Ravaglia, “essendo evidente che in ogni caso ‘Igor’ avrebbe sparato contro entrambi i malcapitati, per assicurarsi la fuga e l’impunità dai precedenti reati: infatti se i due l’avessero effettivamente controllato, gli avrebbero trovato addosso le armi del precedente omicidio” concludono i giudici della Cassazione.

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