A Siena baby gang ‘rosa’ terrorizza decine di coetanee. Pugni, calci, sputi nel centro storico

sabato 23 Aprile 10:10 - di Eugenio Battsti

A Siena una baby gang in “rosa” terrorizza decine di ragazzine. Le bulle avevano creato anche una chat WhatsApp. Dove venivano postati i video delle aggressioni alle coetanee. Si divertivano offendendo e prendendo in giro le coetanee. Organizzavano appuntamenti per aggredire le compagne di scuola. Con botte, schiaffi e sputi. E poi riprendevano i pestaggi con il telefonino. E cercavano la “celebrità” mettendo i filmati online sui social.

Siena, scoperta baby gang al femminile

Il gruppo delle ‘mini bulle’ che imperversava a Siena, terrorizzando le giovanissime del centro storico, è stato scoperto dalla Polizia. Che ha eseguito dieci perquisizioni, personali e locali. Delegate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni di Firenze. A carico di altrettante ragazze. Tutte di età compresa tra i quattordici e i quindici anni. Indagate per atti criminali commessi, sia attraverso i social che fisicamente, in danno di giovani coetanee.

Le mini bulle operavano con un gruppo WhatsApp

La banda tutta femminile, con una leader quindicenne e almeno 10 ragazzine sottoposte, aveva creato una chat WhatsApp. Denominata “baby gang“. Dove venivano postati anche i video delle aggressioni. “Annientando – scrive la Procura minorile – la reputazione delle vittime prescelte. E accrescendo, allo stesso tempo, la forza intimidatrice del gruppo”. Le indagini condotte dagli investigatori sono iniziate alla fine di dicembre dello scorso anno. Aa seguito della denuncia, sporta da una delle vittime, per le aggressioni subite nell’aprile 2021 e nell’ottobre 2021.

Botte, pugni, insulti sul ring nel centro storico

I successivi approfondimenti, grazie all’attività investigativa, hanno consentito di ottenere l’identificazione. Con ruoli e intensità diverse delle appartenenti al gruppo criminale. Che si è reso protagonista delle violenze fisiche e verbali. Dai riscontri investigativi è emerso, in particolare, che le indagate, “utilizzavano a pretesto motivi all’apparenza futili o pretestuosi. Umiliavano, offendevano e deridevano le vittime sui social. Fino talvolta ad insistere per condurle ad appuntamenti. In cui le malcapitate venivano aggredite. Premurandosi che qualcuna riprendesse la scena. Così da poter poi pubblicare in rete il filmato. E aggiungere anche tale ulteriore umiliazione aumentando consequenzialmente il timore nel gruppo”.

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