Forlì, niente musica a lezione perché disturba gli studenti in Ramadan. Ma sotto accusa ci finisce il prof

venerdì 22 Aprile 16:19 - di Federica Parbuoni
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In una scuola della provincia di Forlì-Cesena una lezione di letteratura che prevedeva l’ascolto di musica per integrare la didattica sarebbe stata sospesa a causa della richiesta di due studenti musulmani in ramadan. Secondo quanto ricostruito, il docente si sarebbe rivolto alla dirigenza scolastica per capire il da farsi e quella, a sua volta, avrebbe deciso di rimandare la decisione ai genitori dei due alunni e, eventualmente, all’imam.

In una scuola di Forlì niente musica per non disturbare gli studenti in ramadan

A raccontare la vicenda è stata la giornalista del Resto del Carlino Elide Giordani. «Mi chiama un amico, docente di letteratura in una scuola della nostra provincia di Forlì-Cesena, frustrato, arrabbiato, mortificato…», ha scritto Giordani sulla sua pagina Facebook, raccontando il caso. «Ma perché non scegliere per gli studenti (come si faceva un tempo per l’ora di religione…) un’attività alternativa? Perché farli uscire, risponde il docente al colmo dell’indignazione, viene considerato mortificante», si legge ancora nel post, nel quale la giornalista si dice a sua volta «indignata».

FdI presenta un’interrogazione

Lei e il docente non sono gli unici. Il caso, infatti, come era inevitabile, ha sollevato diverse polemiche e portato anche a un’interrogazione in Regione da parte di FdI. Presentata dal capogruppo Marco Lisei, vi si chiede «se e in che modo» la giunta «intenda intervenire per tutelare il diritto e il dovere degli studenti di seguire le lezioni come decise dai docenti nell’esercizio della piena ed effettiva tutela dei principi di laicità dello Stato e dell’autonomia scolastica prevista dal nostro ordinamento e se intenda assumere provvedimenti a riguardo». Lisei, inoltre, ha sottolineato che la scuola avrebbe potuto organizzare un’altra attività, «senza qui soffermarsi sulla basilare considerazione che nella scuola italiana dovrebbero essere insegnati, pure ai fini di una piena ed effettiva integrazione, gli usi e i costumi del nostro Paese».

Il parere del presidente dell’Ucoii

Il presidente dell’Unione delle comunità islamiche d’Italia, Yassine Lafram, ha spiegato che «i cardini del ramadan sono fondamentalmente che non si mangia e non si beve dall’alba al tramonto», mentre le «raccomandazioni» per il Ramadan riguardano la preghiera, le invocazioni e la lettura del Corano. Per Lafram, dunque, «c’è stata impreparazione» da parte del docente che ha sospeso la lezione. «I due ragazzi magari potevano essere temporaneamente esentati e dopo si sarebbe potuta affrontare la questione con loro con dialogo e confronto», ha detto il presidente dell’Ucoii, secondo il quale la vicenda non doveva essere resa pubblica per evitare di esporre «anche i ragazzi a enfasi o polemiche pretestuose».

Alcune considerazioni sul caso

Eppure il caso mostra elevati profili di interesse per la riflessione pubblica, perché, anche ammesso che si sia trattato di un incidente o di un fraintendimento e senza entrare neanche nel merito della richiesta degli studenti, spinge a interrogarsi su ciò che ha provocato quella reazione da parte della scuola, rimandando a una forma di sudditanza, se non culturale, per lo meno psicologica rispetto a ciò che, anche se ritenuto giusto, viene percepito come passibile di critiche. Detto diversamente, per come è stata raccontata la vicenda, si ha tutta l’impressione che il docente in questione, pur ritenendo giusta la scelta di proseguire la lezione, l’abbia accantonata per non incorrere in accuse di discriminazione. Che, insomma, nella sua decisione abbia avuto il sopravvento l’eco del politicamente corretto e delle conseguenze spesso insostenibili per chi lo sfida.

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