Bonomi: «Se l’Ue non ci sta, l’Italia metta da sola un tetto al prezzo del gas. È fattibilissimo»

martedì 12 Aprile 9:13 - di Eleonora Guerra
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Fare da soli, se l’Ue dice no. Il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, torna sulla necessità di intervenire immediatamente sul caro energia, avvertendo il governo che se Bruxelles non dovesse accettare la proposta italiana di imporre un tetto al prezzo del gas, allora Roma dovrebbe andare avanti per conto suo. «Se l’Europa non vuole, dobbiamo agire da soli: un tetto che valga in Italia sul prezzo del gas comprato all’ingrosso, molto sotto i livelli attuali», è la soluzione proposta da Bonomi, secondo il quale un provvedimento di questo tipo «è fattibilissimo».

La via di Bonomi per mettere un tetto al prezzo del gas

«L’Arera, l’autorità dell’energia, convoca gli importatori di gas e chiede trasparenza. Può farlo. Dobbiamo sapere quanto pagano il gas e conoscere la durata dei contratti. Non credo che gli importatori comprino tutto ai prezzi di mercato, impazziti, di questa fase», ha chiarito il presidente di Confindustria in un’intervista al Corriere della Sera. «Capiremo così – ha sottolineato – come applicare un tetto e quali sono i profitti sull’elettricità. Quest’ultima è rivenduta a tariffe che riflettono l’altissimo prezzo di mercato attuale del gas: vedremo se c’è chi specula». «Noi vogliamo intervenire a monte, sul prezzo del gas all’import. Ma c’è chi si avvantaggia oltremodo dei rincari», ha aggiunto Bonomi.

Quello che blocca la proposta italiana in Europa

Bonomi, quindi, si è soffermato anche sugli ostacoli che la proposta italiana del tetto al gas incontra in Europa. «La Norvegia – ha spiegato – nel 2021 ha visto crescere i proventi del suo fondo sovrano di 150 miliardi, vendendoci il gas a queste quotazioni di mercato sestuplicate. E ora fa pressioni sui Paesi nordici dell’Unione Europea perché non accettino il tetto al prezzo. La Svezia, infatti, si è opposta. Quanto alla Germania, compra il gas dalla Russia verosimilmente a prezzi molto inferiori di quelli che paghiamo noi, per le contropartite date ai russi come NordStream. Dunque, finora, non ci segue».

La richiesta di aumentare la produzione di energia

Uno scenario in cui non secondario è anche il tema che in Italia «il problema dell’energia è più acuto». «Per noi la quota di elettricità prodotta dal gas è molto più alta persino che in Germania e questo rischia di diventare un handicap per le imprese, perché il gas è rincarato molto più delle altre fonti di energia», ha ricordato Bonomi, illustrando altre tre proposte di Confindustria: «Cambiare passo sui 400 impianti di fonti rinnovabili fermi per mancanza di autorizzazioni, specie a livello decentrato; riservare alle imprese una quota di energia prodotta da rinnovabili che rifletta i costi effettivi di produzione e non ai prezzi molto più alti del gas; aumentare la produzione di gas nazionale oltre quanto già deciso fino ad oggi, per esempio nell’alto Adriatico».

La “distrazione” sull’industria come «fattore di sicurezza nazionale»

«Mi confronto spesso con i miei colleghi di Francia e Germania e noto una differenza: da loro la difesa dell’industria è un fattore di sicurezza nazionale, perché è l’industria che crea reddito e lavoro. Da noi questa consapevolezza non c’è. Il problema non è del presidente Draghi: attiene ai partiti», ha quindi proseguito Bonomi, ricordando che il problema dei costi energetici non è esploso con la guerra, ma prima e che già mesi fa Confindustria chiedeva interventi che non sono arrivati.

Bonomi: «La manovra è stata un’occasione sprecata»

«I segnali di frenata iniziano nell’autunno scorso. Avevamo chiesto una legge di bilancio orientata alla crescita, ma si è sprecata un’occasione. Sono usciti di scena o si avviano a farlo strumenti che aiutavano le imprese a investire, dal Patent box agli incentivi di Industria 4.0. E gli interventi fiscali sono stati in gran parte dissipati, invece di concentrarli sul taglio dei contributi». «Si fossero usati meglio gli spazi in legge di bilancio – ha quindi commentato Bonomi – ci sarebbero state le risorse per sostenere le fasce più colpite dalla pandemia, giovani e donne, anche a favore della competitività».

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