Berlusconi torna a Roma con la fede al dito. E Facci tira in ballo Scalfaro sull’avviso di garanzia al G8

8 Apr 2022 20:30 - di Penelope Corrado
Silvio Berlusconi, fede

”In treno in direzione Roma per raccontare ‘L’Italia del futuro’ di Forza Italia”, scrive Silvio Berlusconi sul profilo Instagram, a corredo di una foto che lo ritrae sorridente con la fede nuziale ben in vista, seduto sul treno in viaggio per la Capitale, dove è atteso per il discorso conclusivo di domani pomeriggio della Convention azzurra.

Berlusconi e quella fede in bella evidenza

Guardando infatti con attenzione lo ‘scatto’, c’è un particolare che balza subito agli occhi: una fede nuziale in oro giallo alla mano sinistra di Berlusconi, anello scambiato nel rito del matrimonio dagli sposi come simbolo di legame e fedeltà per tutta la vita. Un segno tangibile di un legame profondo, quello con la deputata Fi Marta Fascina, celebrato con un maxi party all’americana a Villa Gernetto il 19 marzo scorso, che stride con la narrativa offerta fino ad ora dallo staff azzurro sui giornali, secondo la quale non si è trattato di un matrimonio. A Villa Gernetto, è stato sottolineato più volte dalle parti di Arcore, è stata celebrata l’unione tra il Cav e la compagna con cui conviveva da circa tre anni, ma non c’è stato nessun matrimonio. Meglio parlare di ‘nozze non nozze’. Almeno fino a prova contraria, come dimostra la foto postata oggi sui social.

Tajani conferma: domani il Cavaliere sarà presente al Parco dei Principi

”Noi vogliamo dimostrare che il presidente Berlusconi è ancora in campo”. Antonio Tajani parla dal palco della convention azzurra ‘L’Italia del futuro’. E’ lui, numero due del partito, ad aprire i lavori all’Hotel Parco dei principi sulle note dello storico inno ‘E Forza Italia…’ della discesa in campo. La scenografia è in stile ’94: tradizionale sfondo azzurro, in primo piano il simbolo di Fi con il tricolore e la scritta ‘Berlusconi presidente’. Poco più in là c’è il logo del Ppe. Tajani conferma la presenza domani del Cav, atteso al suo primo discorso pubblico dopo circa tre anni di silenzio causa Covid. ”L’importante -avverte il coordinatore nazionale di Fi- è che si sappia che Berlusconi è il grande leader, il fondatore del centrodestra e che ancora una volta lo può condurre al successo”.

Facci sull’avviso di garanzia al Cav svela un clamoroso retroscena

Il nome di Berlusconi con gustosi retroscena, emerge anche nel libro ‘La guerra dei trent’anni’ (Marsilio editore) di Filippo Facci. Il giornalista di Libero ricostruisce il periodo che dall’inizio di Mani Pulite arriva ai giorni nostri e lo fa intrecciando cronaca e ricordi personali.

Tra gli episodi più curiosi c’è quello del 21 novembre 1994 che riguarda l’invito a comparire a carico di Silvio Berlusconi, una convocazione che finì sulle pagine del Corriere della Sera prima che nelle mani del diretto interessato. “A scrivere materialmente l’avviso fu Di Pietro. Era composto da quattro pagine: la prima conteneva il nome di Berlusconi e due capi d’imputazione legati a presunte tangenti legate a Mediolanum e Mondadori, mentre nelle altre tre il Cavaliere era accusato per tre tangenti alla Guardia di finanza legate a delle verifiche nelle società Videotime, e ancora Mediolanum e Mondadori. Il dettaglio è importante, perché la fuga di notizie riguarderà solo una pagina: la prima”. Movimenti e presenze “estranee” mettono in allarme i cronisti che seguono la cronaca giudiziaria e che del quarto piano conoscono ogni centimetro.

“In procura, in realtà, un solo giornalista aveva già saputo con certezza che l’invito a comparire per Berlusconi era stato firmato: Paolo Foschini di ‘Avvenire’. Ma per una serie di intrighi giornalistici  la notizia venne data invece l’indomani solo dal Corriere della Sera. Facci cita anche i gossip dell’epoca e cioè che lo stesso direttore del Corriere dell’epoca, Paolo Mieli «fosse già ampiamente al corrente del Berlusconi indagato. Da giorni. Leggenda voleva che a informarlo fosse stato il Quirinale: altrimenti, nello sparare una notizia del genere, non si sarebbe accontentato di pezze d’appoggio così scarse. Leggenda voleva che Scalfaro, perciò, sapesse da ancora prima, ma le leggende sono troppe». Chissà se prima o poi qualcuno, oltre alle leggende, potrà anche raccontare la verità agli italiani.

 

 

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