Ucraina-Russia, riprendono i negoziati in Turchia: spiragli di pace. Ma la tensione resta alta

martedì 29 Marzo 8:58 - di Mia Fenice
Ucraina

Al via oggi nuovo round di colloqui tra l’Ucraina e la Russia a Istanbul in Turchia.  Le delegazioni si incontreranno nella sede della presidenza al Palazzo di Dolmabahce intorno alle 9.30 ora italiana. A riferirlo è stato l’ufficio della presidenza turca: ciascuna delle delegazioni incontrerà la parte turca prima dell’inizio dei colloqui, ha annunciato il presidente Recep Tayyip Erdogan dopo una riunione di gabinetto ad Ankara. Il presidente turco ha ribadito la sua speranza in un cessate il fuoco. Erdogan ha spiegato di essere in contatto telefonico con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il presidente russo Vladimir Putin. Per il leader turco le cose si stanno muovendo in una “direzione positiva”.

Il raggiungimento di ”un cessate il fuoco è l’obiettivo massimo” dei negoziati tra le delegazioni ma quello ”minimo riguarda la risposta alle esigenze umanitarie” in Ucraina ha affermato il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba.

Ucraina, al via i colloqui tra Kiev e Mosca

Ai colloqui, secondo quanto scrive il Financial Times citando una bozza di accordo, la Russia non chiederà più la ”denazificazione” dell’Ucraina, né la sua ”demilitarizzazione” e sarebbe pronta a consentire all’Ucraina di far parte dell’Unione europea (Ue) in cambio di garanzie sulla sicurezza e se rinuncia ad aderire alla Nato. La bozza del documento sul cessate il fuoco, dunque, non contiene alcuna discussione su tre delle richieste fondamentali iniziali della Russia, ovvero la “denazificazione”, la “smilitarizzazione” e la protezione legale per la lingua russa in Ucraina, scrive il Financial Times.

Ucraina, le parti sono vicine a un accordo

David Arakhamia, capo del partito del presidente ucraino Volodymyr Zelensky in parlamento e membro della squadra negoziale di Kiev, ha detto al Financial Times che le parti sono vicine all’accordo sulle garanzie di sicurezza e sull’entrata dell’Ucraina all’Ue, ma ha esortato alla cautela sulle prospettive di una svolta. “Tutte le questioni” sono state “sul tavolo sin dall’inizio” dei negoziati, ma “molti punti sono irrisolti”, ha detto Arakhamia. Un’altra fonte informata sui colloqui ha affermato che l’Ucraina era preoccupata per il fatto che la Russia stesse cambiando posizione quasi ogni giorno, sia in termini di pressione militare che sulle richieste come la “smilitarizzazione” di Kiev.

Le forze militari russe respinte ad est

Sul fronte militare le tensioni restano alte. Come riporta il sito dell’Ansa.it, le forze di Difesa ucraine hanno annunciato di avere rimandato indietro di 40-60 chilometri le truppe russe dirette a varie città ad est, sudest e nordest e di avere resistito ai bombardamenti che – afferma lo stato maggiore – continuano a prendere di mira infrastrutture e aree residenziali, anche se il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha ribadito che gli ordini di attacco riguardano esclusivamente obiettivi militari.

Mentre Mariupol resiste ancora all’assedio e le forze militari ucraine affermano di avere abbattuto 17 mezzi aerei russi, mentre – denunciano gli ucraini – in alcuni insediamenti delle regioni di Kiev, Zaporizhia, Chernihiv, Kherson e Kharkiv, «gli occupanti russi continuano a terrorizzare la popolazione locale» con saccheggi e violenze.

Ucraina: morti 17200 soldati russi, distrutti 597 tank

Ammonterebbero a 17200 le perdite fra le fila russe dal giorno dell’attacco di Mosca all’Ucraina, lo scorso 24 febbraio. Lo rende noto il bollettino quotidiano dello Stato Maggiore delle Forze Armate ucraine, appena diffuso su Facebook, che riporta cifre che non è possibile verificare in modo indipendente.

Secondo il resoconto dei militari ucraini, a oggi le perdite russe sarebbero di circa 17200 uomini, 597 carri armati, 1710 mezzi corazzati, 303 sistemi d’artiglieria, 96 lanciarazzi multipli, 54 sistemi di difesa antiaerea. Stando al bollettino, che specifica che i dati sono in aggiornamento a causa degli intensi combattimenti, le forze russe avrebbero perso anche 127 aerei, 129 elicotteri, 1178 autoveicoli, 7 unità navali, 73 cisterne di carburante e 71 droni.

Zelensky insiste per l’inasprimento delle sanzioni

Intanto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky insiste con forza per un inasprimento delle sanzioni contro la Russia, e critica la natura “passiva” di alcune misure punitive, sottolineando che il mondo non può aspettare le azioni della Russia per rispondere. Nel discorso pronunciato e divulgato in nottata, il presidente ucraino – riporta la Bbc – si è lamentato del fatto che se “forti sanzioni preventive” fossero state adottate in precedenza, avrebbero potuto impedire l’invasione. “Una guerra su vasta scala è iniziata”, ha dichiarato Zelensky nel discorso di sette minuti. «Ora ci sono indicazioni e avvertimenti secondo cui sanzioni presumibilmente più severe, come un embargo sulle forniture petrolifere russe all’Europa, sarebbero messe in atto qualora la Russia utilizzasse armi chimiche».

Zelensky, la richiesta di più armi

«Semplicemente non ci sono parole. Noi, persone che siamo vive, dobbiamo aspettare. Tutto ciò che l’esercito russo ha fatto fino ad oggi non giustifica un embargo petrolifero? Le bombe al fosforo non lo giustificano? Un impianto di produzione chimica bombardato o un bombardamento sulla centrale nucleare non lo garantiscono?».

Zelensky ha poi fatto sapere che intende rivolgersi ai parlamenti di diversi paesi questa settimana per esortarli a fornire più armi. «Gli ucraini non dovrebbero morire solo perché qualcuno non riesce a trovare abbastanza coraggio per consegnare le armi necessarie», ha detto. «La paura rende sempre complici».

Status neutrale

«Sovranità ed integrità territoriale» sono le priorità di Kiev, ha affermato Zelensky, aggiungendo che «sono d’obbligo garanzie di sicurezza efficaci». «L’Ucraina è pronta a discutere l’adozione dello status neutrale come parte di un accordo di pace con la Russia, ma dovrà essere garantito da una terza parte e sottoposto a referendum», ha concluso.

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