Ucraina, Petrocelli molla la maggioranza, ma si tiene la poltrona: «Non lascio la presidenza»

22 Mar 2022 18:51 - di Viola Longo
petrocelli

Conferma di sentirsi fuori dalla maggioranza, chiarisce che «se sono a Roma, voto no al decreto» Ucraina, ribadisce la sua posizione lontana anni luce da quella dell’esecutivo, della maggioranza e, in fin dei conti, di quasi tutto il Parlamento, ma la poltrona, puntualizza, non la molla. Vito Petrocelli, grillino presidente della commissione Esteri del Senato che, dopo aver disertato il discorso di Zelensky, ha twittato «fuori da questo governo interventista», ha replicato al pressing bipartisan che ne sottolineava l’ormai inequivocabile incompatibilità col ruolo sostenendo che, no, «non intendo lasciare la presidenza». Un grattacapo in più per il M5S, sul quale si riflette tutto l’imbarazzo della situazione.

Petrocelli: «Non voto il decreto Ucraina»

«Se sono a Roma, voterò no al decreto Ucraina,  se invece sono negli Stati Uniti, esprimerò da lì la mia contrarietà», ha detto Petrocelli, secondo quanto riferito dall’Adnkronos, nel corso della riunione congiunta delle commissioni Esteri e Difesa del Senato in corso a palazzo Madama. «A partire da oggi non voterò più la fiducia al governo su qualunque provvedimento» ha poi aggiunto, sostenendo che «il dl Ucraina è la goccia che fa traboccare il vaso, non mi riconosco più nell’atteggiamento del governo Draghi». Comunque, ha poi precisato, «non intendo lasciare la presidenza. Con tre maggioranze diverse ho sempre portato nei consessi internazionali la voce del governo, lo continuerò a fare, lo farò anche a Washington (dove ha una missione programmata per il 28 marzo, ndr)». Eppure il senatore ne ha avute anche per il M5S, perché «quello che avviene è molto lontano dal programma».

«L’Italia è diventata parte in causa, Paese cobelligerante»

«Putin poteva limitarsi a liberare le repubbliche, non lo ha fatto, la guerra è da condannare, ma non inizia certo oggi, si deve risalire a otto anni fa, quando le milizie ucraine hanno compiuto nel Donbass azioni analoghe a quelle che stiamo vedendo oggi», ha detto ancora il presidente della Commissione Esteri di Palazzo Madama, sostenendo che «l’Italia è diventata parte in causa, non un Paese mediatore». E «il tema della partecipazione con l’invio di armi, come Paese cobelligerante deve essere oggetto di una discussione politica all’interno del Movimento».

Il M5S prova a cavarsela con un «posizioni personali»

«Io chiedo un confronto su un tema drammatico, se non ci sarà discussione il movimento deve prendere una decisione. Siamo lontanissimi dal programma con cui abbiamo vinto le elezioni del 2018, in tema di esteri», ha quindi proseguito Petrocelli, mettendo anche in conto la possibilità della sua «espulsione dal M5S». Il quale, per inciso, dopo il tira e molla durato settimane, tra qualche maldipancia e diversi malcelati imbarazzi ha tentato ancora, sostanzialmente, di cavarsela con quel «posizioni personali» espresso dal ministro e collega pentastellato, Federico D’Incà.

Ma Petrocelli non molla la poltrona

Nonostante tutto questo sul fronte interno, nonostante la distanza abissale dalle posizioni ufficiali di governo e maggioranza, nonostante le pressioni che vengono dagli altri partiti, però, Petrocelli non ritiene di dover lasciare la presidenza della Commissione. In questo rimanendo perfettamente uniformato alla linea M5S: piuttosto che mollare la poltrona, si molla la dignità.

 

 

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