Suicidio Losito, “magia nera e invocazioni alla luna”: i misteri e i sospetti nei verbali dell’inchiesta

sabato 12 Marzo 12:48 - di Greta Paolucci
Sucidio Losito

Nuove ombre sul suicidio Losito. Mentre col fascicolo sulla morte del produttore e sceneggiatore si procede verso l’archiviazione dell’istigazione al suicidio, dai verbali d’inchiesta depositati spuntano nuovi, inquietanti dettagli. La vicenda, riesplosa mediaticamente dopo le dichiarazioni di Rosalinda Cannavò durante una passata edizione del Grande Fratello Vip e con la passerella di attori in Procura, fa emergere dal sommerso di rancori e delusioni, amori e frustrazioni, magia nera e invocazioni alla luna, pressioni e condizionamenti al limite del ricatto. Insomma, un suicidio avvenuto in un contesto che non convince fino in fondo il medico chiamato a constatare il decesso. Con sospetti e dubbi cresciuti con la cremazione del corpo, che ha reso impossibili nuovi accertamenti investigativi.  E con le lettere di addio di Teodosio Losito e il testamento che i pm ritengono falsi. Ma che avrebbe consentito al produttore Alberto Tarallo, patron della Ares film, di diventare erede universale del patrimonio del compagno deceduto.

Suicidio Losito, nei verbali dell’inchiesta spuntano misteri e sospetti…

Losito, come noto si è tolto la vita nel gennaio 2019 nella villa della coppia, a Zagarolo, alle porte di Roma. E proprio su quella villa – e i suoi misteri – si sono concentrate le attenzioni della magistratura che ha ricostruito nelle carte dell’inchiesta che vede Tarallo indagato per falso e istigazione al suicidio. Su quest’ultima accusa, però, come anticipato in apertura, il pm Carlo Villani ha deciso di chiedere l’archiviazione. Al centro dell’indagine, dunque, ci sono gli attori protagonisti delle fiction del piccolo schermo, chiamati a rendere conto – in un’informativa della Finanza – di cosa avveniva in quelle stanze nel segreto di cene e incontri su cui gli inquirenti hanno lavorato per fare luce, per ricostruire e dare risposta e ragione a interrogativi. Enigmi e denunce. Dichiarazioni e testimonianze acquisite. Una vicenda che, secondo il racconto reso da uno dei protagonisti delle fiction tv più seguite della Ares, Gabriel Garko – riportati oggi da Messaggero e Corriere della serasi sarebbe trasformata nel tempo in una storia di condizionamenti e ricatti psicologici.

Gabriel Garko: «Eravamo tutte pedine di Tarallo, sotto ricatto psicologico»

«Eravamo tutte pedine di Tarallo – ha raccontato Garko al pm – decideva il bello e cattivo tempo. Sotto ricatto psicologico. Già quando andai da lui, nel 1992, ero gay e Tarallo mi diceva che dovevo nasconderlo assolutamente per la mia carriera». E ancora: «Mi indusse a lasciare il mio compagno, senza impormelo ma conducendomi a tale decisione sulla base di quello che mi diceva ogni giorno». Garko si è soffermato anche sulle relazioni costruite a tavolino in forza di un’immagine falsata della scuderia di attori al servizio della Ares. Tanto che, prosegue l’attore, (il produttore ndr) «mi fece fintamente fidanzare con Eva Grimaldi». Non solo. «Ci voleva a casa tutti insieme perché – prosegue Garko – voleva il controllo totale dell’artista. La sua prerogativa era cambiare nome all’artista, decidere tutto». Un pressing meticoloso, che il protagonista de L’onore e il rispetto, ha definito al “limite del ricatto”.

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