Kiev, attaccata la torre tv, paura per la cattedrale di S. Sofia. La Cina scende in campo: basta guerra (video)

1 Mar 2022 17:57 - di Bianca Conte
Kiev

Ministero della Difesa e esercito russo hanno invitato tutti i cittadini di Kiev «che abitano vicino a ripetitori di telecomunicazioni a lasciare le loro case». Pochi minuti dopo, un forte boato ha investito la capitale ucraina. Le sirene d’allarme per il raid aereo suonano veementemente, richiamando i cittadini a dirigersi al rifugio più vicino. Eppure, soltanto poche ore fa, il Cremlino negava di avere intenzione di colpire bersagli civile, come appunto i ripetitori di telecomunicazione.

Ucraina, Kiev nella morsa degli attacchi russi: civili nel mirino

Le ostilità proseguono, a ridosso del secondo round di negoziati. Una torre della tv di Kiev è stata colpita in un attacco russo sulla capitale ucraina: è di almeno cinque morti e cinque feriti il bilancio del raid russo contro la torre della televisione ucraina. Lo rende noto un consigliere del ministero degli Interni ucraino, mentre il Kiev Independent, confermando la notizia, riferisce che l’emittente ucraina ha interrotto le trasmissioni. Sui social, intanto, imperversano le ultime immagini di guerra: quelle delle colonne di fumo attorno alla torre di trasmissione. Delle fiamme divampate dopo che due missili hanno colpito e incendiato un edificio situato accanto alla torre tv.

L’allarme dell’arcivescovo maggiore di Kiev per la Cattedrale di Santa Sofia

Non solo. Sempre in queste ore, il segretariato dell’arcivescovo maggiore di Kiev della chiesa greco-cattolica ucraina, lancia l’ultimo allarme: «Sono giunte informazioni che le truppe russe stanno preparando un attacco aereo sul santuario più importante del popolo ucraino dai tempi della Rus’ di Kiev: la Cattedrale di Santa Sofia di Kyiv». «Sua Beatitudine Sviatoslav, Capo e Padre della Chiesa greco-cattolica ucraina – si legge in una nota – invita tutti i cristiani a pregare per il santuario spirituale dei popoli slavi ed esorta l’aggressore ad astenersi da questo orribile atto di vandalismo. Possa Santa Sofia – la Sapienza Divina – far rinsavire coloro che hanno deciso di commettere questo crimine. Chiediamo di aiutarci a salvare Santa Sofia».

Guerra Russia-Ucraina: scende in campo la Cina

E a proposito di aiuti, mentre la guerra al suo sesto giorno di bombardamenti e radi missilistici imperversa, per la prima volta scende in campo Pechino. E prende una posizione precisa. «La Cina deplora lo scoppio del conflitto tra Ucraina e Russia ed è estremamente preoccupata per i danni ai civili», ha dichiarato il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, parlando al telefono con il suo omologo ucraino, Dmytro Kuleba. Il ministro ucraino ha detto di «aspettare con impazienza una mediazione della parte cinese per realizzare il cessate il fuoco. Così la Cina ha di fatto, per la prima volta dall’inizio del conflitto, affermato di essere pronta a rivestire un ruolo per porre fine alle ostilità.

La telefonata tra i ministri degli esteri ucraino e cinese

Dunque, stando alla dichiarazione diffusa da parte ucraina, Kuleba ha chiesto a Wang di «usare il livello delle relazioni tra Pechino e Mosca per far sì che la Russia ponga fine alla sua aggressione armata contro il popolo ucraino». Di contro, il ministro cinese avrebbe assicurato la disponibilità della Cina a «ogni impegno possibile per porre fine alla guerra in terra ucraina attraverso la diplomazia».

Pechino assicura «ogni impegno possibile per porre fine alla guerra attraverso la diplomazia»

Sono le dichiarazioni più incisive arrivate sinora dal gigante asiatico. Che, da parte sua, a questo punto insiste sul «rispetto dell’integrità territoriale e della sovranità di tutti i Paesi». Invitando «Ucraina e Russia a trovare una soluzione attraverso i negoziati». Pertanto, ha proseguito il ministro cinese Yi, Pechino sostiene «tutti gli sforzi internazionali costruttivi» per una «soluzione diplomatica». Concludendo che la «massima priorità è allentare» le tensioni «sul campo per evitare l’escalation del conflitto. E, soprattutto, per prevenire danni per i civili. E assicurare accesso sicuro e tempestivo agli aiuti umanitari».

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