Il patriarca di Mosca Kirill non usa parole di pace: la nostra è una crociata contro gay e peccatori

lunedì 7 Marzo 17:26 - di Redazione
Kirill

Vicinissimo al leader del Cremlino Vladimir Putin, il capo della chiesa ortodossa russa, il Patriarca Kirill, giustifica la guerra in Ucraina come una sorta di crociata contro i paesi che sostengono i diritti degli omosessuali. Uno scontro metafisico, dunque, tra chi sostiene il peccato e chi lo combatte. Nel suo sermone in occasione della Domenica del Perdono, riportato oggi da vari media, il Patriarca ha descritto il gay pride come una sorta di spartiacque fra il bene il male.

Il patriarca di Mosca: la nostra è una crociata contro il peccato

“Stiamo parlando di qualcosa di molto più importante della politica. Parliamo della salvezza umana.. siamo entrati in una guerra che non ha significato fisico ma metafisico“, ha affermato Kirill. Secondo il Patriarca, “le parate del gay pride dimostrano che il peccato è una variabile del comportamento umano”.

La voce del patriarca non contro, ma a favore della guerra

E il loro svolgimento sono “un test di lealtà” ai governi occidentali, che invece è stato, a suo dire, respinto dalle due repubbliche separatiste del Donbass. “Per otto anni si è cercato di distruggere quanto esisteva nel Donbass, dove vi è un fondamentale rifiuto dei cosiddetti valori offerti da chi rivendica il potere mondiale”, ha detto il Patriarca affermando che la parte dove scegliamo oggi di stare “è un test della fedeltà al Signore“. Infine Kirill ha pregato per i soldati, presumibilmente russi, ignorando le sofferenze dei civili in Ucraina e le chiese colpite dai bombardamenti.

Nei giorni scorsi il patriarca di Mosca era stato invitato a fare sentire la sua voce contro la guerra. In particolare il presidente della Conferenza delle Chiese europee Christian Krieger aveva esortato Kirill a contribuire agli sforzi per porre fine alla guerra e realizzare la pace.

«I leader religiosi e politici di tutto il mondo, così come i fedeli di diverse Chiese, aspettano che tu riconosca l’aggressione, faccia appello alla leadership politica del tuo Paese per porre fine alla guerra e tornare sulla via del dialogo diplomatico e dell’ordine internazionale, – si legge nella lettera del presidente della Cec –. Vi invitiamo ad affermare il valore di tutte le vite umane, comprese le vite dei cittadini ucraini che sono sotto attacco».

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