Droga, Fabri Fibra fa dispiacere la sinistra: “Gli spinelli fanno male, non fumo e non mi ubriaco più” (video)

venerdì 18 Marzo 14:46 - di Lucio Meo
Esce 'Caos', il nuovo album di inediti di Fabri Fibra, ed arriva anche il pentimento, tardivo ma si spera sincero, di Fabri Fibra

Esce ‘Caos’, il nuovo album di inediti di Fabri Fibra, ed arriva anche il pentimento, tardivo ma si spera sincero, del rapper trasgressivo anche politicamente, su droghe, canne e alcol. “Non fumo più spinelli e non mi ubriaco da sei mesi”, confessa in un’intervista al Corriere della Sera nel giorno del lancio del suo decimo lavoro di studio che arriva a 20 anni dalla pubblicazione del suo primo album ‘Turbe Giovanili’ e 5 anni dall’ultimo disco ‘Fenomeno”. Da oggi è disponibile per la programmazione radiofonica anche il nuovo singolo ‘Propaganda’ con la partecipazione di Colapesce Dimartino. Il brano è accompagnato da un video girato a Vercelli e diretto da Cosimo Alemà, che vede Fibra vestire dei panni completamente inediti. Nella raccolta, anche un brano in cui Fabri Fibra ammette che la marjiuana fa male e distrugge il cervello se usata in modo continuativo. Un messaggio non di sinistra…

La droga e i messaggi di Fabri Fibra

Avevamo lasciato Fabri Fibra alla fine del 2019 con gli ultimi appuntamenti legati al disco precedente, ‘Fenomeno’, quando la pandemia ha cambiato il mondo. Questo album è frutto di questi 3 anni di isolamento (“tutti i miei dischi precedenti sono frutto di quello che vedevo all’esterno, questo è sicuramente un disco più personale, parla più di me”), una sorta di ritiro interrotto solo dall’ascolto di centinaia di beat, basi su basi alla ricerca di quella scintilla capace di dare il là ad una idea, un testo che nel giro di poco tempo arriva alla sua forma definitiva. ‘Caos’ (l’immagine della copertina, scattata sulla spiaggia di Grado, richiama un raro momento di pace raccontato in un film drammatico che si intitola ‘Galveston’) è un modo per mettere ordine dove c’è disordine (“Dopo anni di assenza dalle scene, avevo bisogno di tornare per mettere fine a quel caos interiore” racconta Fibra parlando della title track).

17 canzoni che si sono ritrovate a parlare l’una con l’altra, episodi di una serie i cui temi centrali vanno dal successo e i suoi risvolti (‘Amici o Nemici’), al ritorno nel rap game (‘Goodfellas’, ‘Sulla Giostra’, ‘Demo nello stereo’) dalla fotografia dell’elettore disilluso (‘Propaganda’) alla critica verso una società sempre più consumista (‘El Diablo’), passando attraverso capitoli come ‘Cocaine’ (“butto un po’ di politicamente scorretto nel rap game per vedere che effetto fa e non potevano che esserci due veri pistoleri del rap italiano a chiudere il pezzo’) e ‘Noia’ (su un tappeto sonoro costruito su un sample di Miles Davis Fibra racconta “la noia che ti assale quando sei vittima della routine, anche quando dorata”, chiudendo il brano con una perla di saggezza di Charles Bukowski), ‘Brutto Figlio Di’ (“una critica alla società attuale”) e ‘Stelle’ (“ripensare a quelle estati sul lungomare tra discoteche e palme”), ‘Pronto al Peggio’ e ”Fumo erba’ (“volevo scrivere un pezzo che criticasse gli effetti negativi della marijuana dopo un uso prolungato”), ‘Nessuno’ (“una storia di stalking narrata in prima persona”) e ‘Liberi’ (“una canzone che parla dell’importanza di affrontare certi “momenti no” senza sentirsi dei perdenti”).

La voce di Gino Paoli nell’album

L’album, che si apre e chiude con un intro (che si apre con la voce di Gino Paoli che canta “Il cielo in una stanza”) e un outro (“qualcosa che ormai non si fa più dato che nessuno ascolta più i dischi per intero”) che prima tracciano il punto della situazione raccontando in pochi versi tutta la discografia di Fibra fino ad oggi e poi chiudono il disco ringraziando tutti quelli che hanno collaborato alla sua nascita, raccogliendo come in un puzzle, Guè e Salmo, Marracash, Colapesce e Dimartino, Francesca Michielin, Rose Villain, Ketama126, Neffa, Lazza, Madame e Maurizio Carucci degli Ex-Otago, artisti chiamati da Fibra a collaborare a questo decimo disco della sua carriera perché “le canzoni mi sembrava avessero bisogno di loro per essere complete”.

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