Ucraina, non piace agli Usa la mano tesa di Salvini a Putin. Il leader leghista osservato speciale

lunedì 7 Febbraio 17:10 - di Redazione
Salvini

«Avere buoni rapporti con la Russia penso che sia fondamentale». Parole persino banali, se vogliamo. Ma forse pronunciate da Matteo Salvini nel momento sbagliato. Fatto sta che non sono piaciute neanche un po’a gli Stati Uniti. Ma tant’è: dai microfoni di Radio 24 il leader leghista si era “affacciato” sulla crisi tra Russia e Ucraina, esortando il ministro degli Esteri Di Maio ad assumere un «impegno totale e assoluto per evitare la guerra ai confini dell’Europa». Un obiettivo di assoluto buon senso ma che, tuttavia, non ha superato l’esame di ammissibilità Oltreoceano, dove – com’è noto – l’amministrazione Biden sta facendo terra bruciata intorno a Vladimir Putin per dissuaderlo dal proposito – sempre negato, in verità – di invadere l’Ucraina.

Dagli Stati Uniti «attenzione» per le parole di Salvini

Per riuscivi, Washington ha bisogno della compattezza degli alleati europei. Non stupisce, perciò, che abbia interpretato la sortita di Salvini come una crepa nel muro della solidarietà occidentale. Nulla di irreparabile, ovviamente. Come informa l’Adnkronos, che sul punto ha ascoltato alcune fonti dell’Amministrazione Usa, al momento le parole di Salvini suscitato «attenzione». E questo perché per la Casa Bianca il vero obiettivo è «capire» se esse «imprimeranno un cambio di rotta» al governo guidato da Mario Draghi. Le stesse fonti tengono tuttavia a sottolineare che si tratta di una possibilità alla quale «al momento nessuno crede».

Pd all’attacco

Chi, invece, non fa mistero di sperare che il capo della Lega si avviti nuovamente nella spirale delle sue simpatie filo-Cremlino è il Pd. «Le parole di Salvini sulla Russia sono fuori tempo e fuori fase. E rischiano solo di creare problemi all’azione importante di Draghi oltre che a offuscare l’immagine dell’Italia. In momenti delicati come questi, la solidarietà fra e con gli alleati è fuori discussione», tuitta il dem Enrico Borghi. In pratica ci infligge una lezioncina sui nostri doveri di alleati degli Usa, un dirigente di partito erede di quel Pci che con Mosca faceva pappa ciccia in tutti i sensi. Già, chi l’avrebbe mai detto.

 

 

 

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