Mosca apre ai negoziati chiesti da Zelensky. Ma poi Putin invita l’esercito a prendere il potere

venerdì 25 Febbraio 16:51 - di Federica Parbuoni
putin

Si parla di negoziati, ora, tra Ucraina e Russia, mentre comunque i presidenti di entrambi i Paesi aizzano animi e armi con appelli e accuse. Nel drammatico videomessaggio in cui ha spiegato di temere per sé e per la sua famiglia, denunciando l’ingresso di «sabotatori russi a Kiev», il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha rivolto un appello «ancora una volta al presidente della Federazione russa perché si sieda al tavolo del negoziato e fermi la morte delle persone». Poco dopo è arrivata la risposta di Mosca: «Siamo pronti per i negoziati, in qualsiasi momento, non appena le forze armate ucraine deporranno le armi», ha detto il ministro degli Esteri, Sergej Lavrov, rilanciando però le parole di Putin sulla «liberazione dell’Ucraina dal militarismo e dal neonazismo». Il Cremlino, quindi, ha avanzato l’ipotesi dell’invio di una delegazione a Minsk, alla quale Kiev ha risposto dicendo che la sta «valutando».

L’appello di Zelensky per il negoziato

«Prima o poi la Russia dovrà parlare con noi», ha detto Zelensky, facendo riferimento esplicito a un dialogo su come porre fine «a questa operazione militare, a questa invasione». «Prima inizia questo colloquio e minori saranno le perdite per la Russia stessa», ha aggiunto il presidente ucraino, senza risparmiarsi parole di sfida. «Siamo sulla nostra terra, abbiamo la verità, non possono distruggere la nostra natura». «I missili Kalibr russi sono impotenti di fronte alla nostra libertà», ha aggiunto Zelensky, che per tutta la mattinata ha continuato a sentire i leader internazionali, ai quali ha anche manifestato i timori per la propria vita, ma anche a invitare i russi in Ucraina e i «volontari europei» a combattere al fianco di Kiev.

Il Cremlino disponibile a inviare una delegazione a Minsk

All’appello la Russia ha risposto parlando di «un passo nella giusta direzione», che «sarà considerato»: Mosca, ha spiegato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, è pronta ad inviare una delegazione nella capitale bielorussa per discutere «lo stato di neutralità dell’Ucraina». È stato poi Lavrov, che ha lanciato accuse contro l’Occidente, che avrebbe «chiuso gli occhi» di fronte ai «crimini di guerra» ucraini nei confronti della popolazione civile, a precisare che i negoziati potranno aprirsi solo quando gli ucraini deporranno le armi. Ma una chiara indicazione per il dialogo è arrivata anche da Pechino. Putin, che insieme a Lavrov è ora direttamente nel mirino delle possibili sanzioni europee, infatti, oggi ha avuto un colloquio telefonico con il presidente cinese, Xi Jinping, il quale ha spinto in questa direzione.

Xi a Putin: «Basta con la mentalità da Guerra Fredda»

«La Cina appoggia che la Russia e l’Ucraina risolvano i problemi attraverso i negoziati», ha detto nel corso del colloquio Xi, il quale, secondo quanto riferito dall’emittente statale cinese Cctv, ha anche ribadito che la posizione della Cina è sempre stata quella di rispettare la sovranità e l’integrità territoriale di ogni Paese. «Dovremmo abbandonare la mentalità da Guerra Fredda e rispettare le preoccupazioni legittime in materia di sicurezza di tutti i Paesi», ha aggiunto il presidente cinese, ripetendo quanto già espresso dal suo ministro degli Esteri a Lavrov. Sollecitazioni alle quali Putin, sempre secondo quanto riferito dalla Cctv, ha replicato dicendo che «la Russia è disponibile a condurre negoziati di alto livello con l’Ucraina», salvo poi definire le autorità ucraine «una banda di drogati e neonazisti» e invitare l’esercito a «prendere il potere».

 

 

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