Reddito di cittadinanza, i dati Inps: manteniamo da 3 anni un esercito di «teoricamente occupabili»

sabato 19 Febbraio 13:16 - di Luciana Delli Colli
reddito di cittadinanza

Lo Stato italiano mantiene da questi tre anni un esercito di “teoricamente occupabili”, che però in molti casi non hanno mai lavorato. È uno degli aspetti che emerge dal report dell’Inps sull’applicazione del reddito di cittadinanza dall’aprile del 2019, data di entrata in vigore, fino allo scorso dicembre. Complessivamente le casse pubbliche hanno erogato quasi 20 miliardi a oltre 2 milioni di nuclei familiari, per un totale di 4,65 milioni di persone.

Un esercito di “teoricamente occupabili” col reddito di cittadinanza

Il 60% dei percettori di reddito di cittadinanza lo riceve da più di 18 mesi. Il 70% di coloro che hanno iniziato a riscuoterlo quando la misura è entrata in vigore, poi, lo riscuoteva ancora a dicembre. Praticamente, lo Stato li mantiene da quasi tre anni, nonostante – sempre secondo l’Inps – circa 60 percettori su 100 siano «teoricamente occupabili». Andando più nel dettaglio viene fuori che di questi sessanta, 15 non sono mai stati occupati, mentre 25 lo sono stati in passato e meno di 20 sono “ready to work”, ovvero hanno una posizione contributiva recente e spesso si trovano in Naspi o in part time. Secondo l’Inps, però, l’evidenza di un debole attaccamento al mercato del lavoro da parte dei percettori di Reddito di cittadinanza, mostra «come la misura riguardi effettivamente chi è a rischio di esclusione sociale».

Il 44,7% di single e quasi 7 famiglie su 10 senza bambini

L’altro dato che colpisce è che quasi nella metà dei casi (il 44,7%) i beneficiari del reddito di cittadinanza sono nuclei familiari monocomponenti. Detta diversamente: single, o comunque persone che vivono da sole, sebbene nella definizione rientrino anche giovani che vivono ancora con i genitori ma hanno una propria posizione contributiva. Inoltre, il 67,3% dei nuclei beneficiari è senza minori e solo il 17% comprende disabili. Da notare, poi, il divario tra redditi di cittadinanza e pensioni di cittadinanza: i primi hanno un importo medio di 577, i secondi di 281. Infine il dato territoriale: due percettori su tre risiedono al Sud o nelle Isole, con una percentuale del 67% se si considerano le persone e del 62% se si considerano le famiglie.

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