Monta la rabbia dopo il no del Senato ai ristori per i medici: “Gli eroi in Italia durano poco”

domenica 13 Febbraio 10:19 - di Bianca Conte
ristori

Applauditi dai balconi. Ribattezzati i nuovi eroi. Ma per i medici che, in prima linea contro il Covid, hanno sacrificato la loro vita, la gratitudine è solo a parole. Per le loro famiglie, che oltre al dramma della perdita si sono ritrovati ad affrontare anche quello economico, niente ristori. Si consuma così, l’ultima «vergogna di Stato» come ha twittato, uno tra i tantissimi, Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, commentando la bocciatura, in Senato del subemendamento che prevedeva risarcimenti alle famiglie dei medici deceduti per il Covid-19.

Medici eroi dimenticati e rinnegati col no ai ristori

E ancora: «Subito dimenticati i 369 «eroi», e le loro famiglie», ribatte con amarezza Roberto Carlo Rossi, presidente dell’Ordine dei medici (Omceo) di Milano, che per primo si è mosso per ispirare il decreto legge 221/21 e far sì che ci fosse un riconoscimento per il sacrificio dei camici bianchi stroncati da Sars-CoV-2. E che si sta battendo anche per i sanitari che hanno riportato una grave invalidità permanente. Tutti in prima linea, acclamati nel momento di massimo bisogno nella lotta al virus pandemico. E oggi «del tutto ignorati dallo Stato».

«Dal Senato arriva il “declassamento” con un voto a dir poco vergognoso»

E a nulla sono valsi, fin qui, gli appelli al governo. «L’iniziativa legislativa ispirata dall’Ordine dei medici di Milano lo scorso anno, ha percorso un tormentato iter parlamentare», spiega tra gli altri l’Omceo meneghina. E ieri «dal Senato è arrivato il “declassamento”. Con un voto a dir poco vergognoso – commenta sempre Rossi – il Senato ha bocciato l’emendamento al Decreto ristori. Quello che avrebbe dovuto pagare un indennizzo ai medici colpiti da Covid e ai famigliari dei 369 camici bianchi che dall’inizio della pandemia hanno perso la vita uccisi dal virus».

Una risoluzione che pone anche la questione del Pnrr in sanità…

Un provvedimento a dir poco doveroso, insomma, che per molti pone in nuce anche la questione del Pnrr in sanità. Secondo Antonino Giarratano, per esempio – presidente della Siaarti, la società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva – «sta viaggiando, a seconda delle Regioni, con 20 modalità diverse di spesa per migliorare la medicina territoriale. La dotazione tecnologica. E la formazione. Non c’è uniformità né controlli. Ma, soprattutto, ci sono Regioni che stanno utilizzando i fondi del Pnrr solo su base politica. Senza coinvolgere operatori sanitari e società scientifiche. Ma nemmeno i tecnici. Così si rischia di bruciare questa mole di risorse mai vista. E di allargare il divario fra le regioni».

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