Mattarella: omissivo ricordo delle foibe. Prima non aveva paura di citare il comunismo. Che è accaduto?

venerdì 11 Febbraio 8:08 - di Francesco Severini
Mattarella

E’ vero, c’è una ricorrente allergia – nel giorno che ricorda i martiri delle foibe – a pronunciare la parola comunismo. Allergia che quest’anno ha contagiato anche Sergio Mattarella, appena riconfermato al Quirinale per volontà della sinistra. Che si è opposta ad ogni altro nome proveniente dal centrodestra.

Chi ha voluto il Mattarella bis? Gli eredi del Pci

Ecco perché il Capo dello Stato ha pensato bene di non alienarsi le simpatie dello schieramento che fin da subito, nel nome dell’immobilismo e dello status quo, aveva fatto il tifo per il Mattarella bis. Schieramento non  tanto capeggiato da Enrico Letta, che comunista non è mai stato. Ma da Goffredo Bettini, Gianni Cuperlo e Massimo D’Alema che comunisti lo sono stati e nel fondo del loro animo lo sono ancora. Per cultura e mentalità.

Il discorso di Mattarella diverso da quelli degli anni precedenti

Così, come commenta oggi Libero, il discorso di ieri di Mattarella per il Giorno del Ricordo  “è stato una somma di non detti e di -ismi generici, di mancato riferimento ai colpevoli e di rovesciamento della prospettiva”. Mattarella ha detto che occorreva ricordare quanti “dovettero pagare i costi umani più alti agli orrori della Seconda guerra mondiale e al suo prolungamento nella persecuzione, nel nazionalismo violento, nel totalitarismo oppressivo”. Quindi notava come «la sciagurata guerra voluta dal fascismo e l’occupazione nazista furono seguite, per questi italiani, da ostilità, repressione, terrore, esecuzioni sommarie». Venivano nominati fascismo e nazismo come cause scatenanti della questione orientale, ma mai citato, neppure di striscio, il comunismo.

Nel 2020 e nel 2021 parlava di pulizia etnica voluta dal comunismo

Eppure, annota sempre Libero, “nel 2020 aveva parlato delle «terribili sofferenze che gli italiani furono costretti a subire sotto l’occupazione dei comunisti jugoslavi”. Due anni fa il presidente della Repubblica sottolineava come la dittatura comunista avesse scatenato “in quelle regioni di confine, una persecuzione contro gli italiani, mascherata talvolta da rappresaglia per le angherie fasciste, ma che si risolse in vera e propria pulizia etnica, che colpì in modo feroce e generalizzato una popolazione inerme e incolpevole”.

E nel 2021, un anno dopo, aveva evidenziato come «i crimini contro l’umanità scatenati in quel conflitto non si esaurirono con la liberazione dal nazifascismo, ma proseguirono nella persecuzione e nelle violenze, perpetrate da un altro regime autoritario, quello comunista».

Oggi il Quirinale si allinea al pensiero unico dell’Anpi

Di anno in anno, dunque, la narrazione si fa più sfumata. Ecco che il Quirinale si accosta, edulcorando i toni, alla torsione narrativa che l’Anpi e gli antifascisti intendono far subire al Giorno del Ricordo: quei morti infoibati o si negano o devono diventare, anche loro, vittime del nazifascismo. Ma questa non è memoria condivisa, è memoria di comodo.

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