La sinistra boicotta le donne, bordata della Latella: “Così furono fatte fuori Bindi e Finocchiaro”

24 Feb 2022 15:01 - di Gabriele Alberti
donne sinistra

La cultura progressista ha un problema con le donne al potere, non le ama. “Troppo conservatrice e miope: la sinistra non scommette sulle leader”. E’ il titolo – e il succo – di un intervento di Maria Latella sul Messaggero. Due prove fanno un indizio, si dice. Tre prove fanno una certezza. La giornalista politica di lungo corso si aggiunge infatti ad altri due interventi sul tema donne e sinistra di potere: poco più di un mese fa, Enrico Mentana, il direttore di La 7, lanciò il sasso. Poi il sociologo Luca Ricolfi su Repubblica dette veste sociologica e analitica alla questione, accalorando l’assunto. Oggi  la Latella in un editoriale di ampio respiro che guarda a cosa succede in Europa, giunge alle stesse conclusioni. Brutta aria alle donne impegnata sui fronti progressista che vogliano assurgere a ruoli apicali.

Latella: le donne di potere in Europa sono tutte di destra

In “Europa, ad eccezione dei Paesi scandinavi, non c’è mai stata ancora una presidente della Repubblica o una presidente del Consiglio di sinistra. O meglio: una c’è stata, la socialista Édith Cresson, nominata primo ministro da François Mitterrand e rimasta nel ruolo meno di un anno: dal 15 maggio 1991 all’aprile del 1992. Una delle più brevi permanenze a Matignon nella storia della Quinta repubblica e forse per questo mai citata”. L’idea di tornare sulla questione è nata – scrive Latella “ascoltando Valérie Pécresse, candidata all’Eliseo per il partito di centro destra Les Républicains” dire si se stessa in un intervento tv: “Mi sento due terzi Thatcher e un terzo Angela Merkel». Ecco, scrive l’editorialista: “La sua rivale socialista, Anne Hidalgo, avrebbe avuto qualche problema a cercare nell’album di famiglia della sinistra europea due donne premier a cui ispirarsi”.

In Europa tutte donne di destra nei ruoli apicali

Già, non ce ne sono. Una riflessione che torna d’attualità proprio ora che l’unica leader di partito italiana, Giorgia Meloni andrà negli Usa nella convention dei conservatori: unica leader di riferimento in Italia. L’invito di Latella, pertanto, è porsi la domanda sul perché  a sinistra le donne non riescano a conquistare la leadership.  “Perché in Europa sono ai vertici tre conservatrici, Ursula von der Leyen, Christine Lagarde e, da poco presidente del Parlamento Ue, la maltese antiabortista Roberta Metsola? Perché la Germania ha avuto Angela Merkel, la Gran Bretagna Theresa May e prima ancora la Thatcher ma nessuna socialista o laburista donna a Downing Street?

Latella: Gli errori della sinistra in un editoriale sul Messaggero

La riflessione proposta non è accademica, anzi, invita a porsi il problema non saltuariamente come una delle solite provocazioni politiche tra schieramenti, ma strutturalmente. E su questo piano la giornalista bacchetta gli errori della sinistra, che spesso ha boicottato l’emergere di leaderschip femminili. “La sinistra è in fondo più conservatrice e si conferma tale anche nella rocciosa difesa dei privilegi maschili, almeno quando si tratta dei suoi leader”. Qualche esempio:

“Quando nel ’94 la sinistrà demolì le donne di destra”

“Quando nel 1994 Silvio Berlusconi conquistò palazzo Chigi, una nutrita pattuglia di parlamentari donne fece il suo ingresso tra Montecitorio e palazzo Madama.(…) La sinistra, pure quella dei giornali, cominciò a demolire le nuove arrivate: molte delle quali erano ovviamente naïves, e se la prese anche con la prima direttora di un quotidiano, Pialuisa Bianco, allora alla guida de L’Indipendente, concentrandosi più sui suoi capelli rossi che sulle sue qualità di giornalista”. Maschilismo di marca purissima, ma furono in pochi a farlo notare, ammette oggi l’editorialista. Ricordiamo bene, all’epoca, l’opera di costante demolizione opertwa dall’intellighenzia di sinistra verso le donne di destra e centrodestra.

Latella: “A sinistra le donne fanno carriera fino a un certo punto. Poi…”

Oggi la sinistra si trova allo stesso punto di allora, anche con le proprie figure femminili. “Trenta anni dopo, resta il dato di fatto: a sinistra, in politica, le donne fanno carriera, ma fino a un certo punto”. E’ vero che il segretario Letta chiese e ottenne per la prima volta due donne capogruppo, Debora Serracchiani e Simona Malpezzi. Ma questa è un’illusione ottica, perché poi “ha emarginato in passato l’unica che avesse la grinta per contendere la segreteria agli uomini: Rosy Bindi. Prima di lei sorte analoga per Anna Finocchiaro: stoppata dai capi del partito all’inizio degli anni Duemila, che pure fu proposta come possibile candidata al Quirinale nel 2013”.

Brava la Meloni: “Si è fatta un partito suo”

Lo scrisse anche Luca Ricolfi: la tanto sbandierata cultura di sinistra delle pari opportunità è solo un esercizio accademico, che nella pratica invece si traduce nel suo esatto contrario. Anche nel M5S abbiamo leader uomino: Grillo, Conte, Di Maio. E anche nella Lega – osserva Latella-  vige per ora una diarchia Salvini-Giorgetti. Se non c’è spazio per le donne, bene ha fatto la leader di FdI, osserva Latella: “infatti Giorgia Meloni il partito se l’è creato ex novo”. Non c’è tempo di  aspettare che qualcuno ceda alle donne quote di potere, intende dire. “Bisogna averne voglia, stringere alleanze, incassare colpi bassi e menare fendenti. Insomma: fare politica. Non aspettare che qualcuno la faccia per te”. E in questo, aggiungiamo noi, Meloni docet.

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