Inchiesta Open, Renzi denuncia i tre pm che lo hanno incriminato: «Risponderò colpo su colpo»

mercoledì 9 Febbraio 19:31 - di Redazione
Renzi

Tu mi incrimini, e io ti denuncio. Si potrebbe sintetizzare così la decisione di Matteo Renzi di denunciare alla Procura di Genova (competente ad indagare i magistrati fiorentini) i tre pm che hanno chiesto il suo rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta Open. Il leader di Italia Viva risponde di finanziamento illecito e traffico d’influenza illecita. Un’inchiesta, quella Open, che Renzi non esita a bollare come «scandalosa». Lo aveva già detto nel corso della kermesse della Leopolda di qualche mese fa, lo ha ripetuto oggi in un messaggio vocale rivolto agli iscritti di Iv. «Come ampiamente atteso e scontato – ha premesso -, vanno avanti. Noi risponderemo colpo su colpo, con il sorriso di chi non cerca polemica, non crede in quei magistrati ma nella giustizia. E di chi ha l’assoluta certezza di non aver commesso alcun reato».

Lo rende noto l’ufficio stampa di Italia Viva

In quello stesso video, l’annuncio della denuncia poi formalizzato in una nota ufficiale diffusa dal suo ufficio stampa. «Nella giornata di oggi – vi si legge – il senatore Renzi ha provveduto a firmare una formale denuncia penale nei confronti dei magistrati Creazzo, Turco, Nastasi. L’atto firmato dal senatore sarà trasmesso alla Procura di Genova, competente sui colleghi fiorentini, per violazione del’articolo 68 Costituzione, della legge 140/2003 e dell’articolo 323 del codice penale. Renzi ha chiesto di essere ascoltato dai pm genovesi riservandosi di produrre materiale atto a corroborare la denuncia penale contro Creazzo, Turco, Nastasi».

A Renzi la solidarietà di Calenda

La denuncia di Renzi configura dunque l’abuso d’ufficio (art. 323 cp) da parte dei pm nell’osservanza delle guarentigie parlamentari (art. 68 Costituzione) nel processo penale (L.140/2003). L’ex-premier sostiene infatti che i magistrati non avrebbero potuto allegare al fascicolo dell’inchiesta il contenuto di intercettazioni captate sulla sua utenza quando era già senatore. Un gesto forte e con ben pochi precedenti nel pur tormentato rapporto tra ordine giudiziario e potere politico. Nel frattempo, Renzi incassa la «solidarietà» espressagli via Twitter da Carlo Calenda. «Ne abbiamo viste troppe di inchieste su politici finite nel nulla – scrive il leader di Azioneper non sentire il dovere di ribadire che un rinvio a giudizio non è una condanna. Anzi che molto spesso si conclude con l’assoluzione degli imputati che nel mentre hanno avuto la vita rovinata».

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