Gino Paoli: «Il Pci mi inguaiò, mi spedirono in commissione trasporti. E a Grillo dissi ‘lascia stare’»

mercoledì 23 Febbraio 9:37 - di Eugenio Battisti

Gli amori, la musica, le trasgressioni e la politica. Gino Paoli, 87 anni, in convalescenza dopo un ‘britto  covid”, torna a raccontarsi al Corriere della Sera in una lunga intervista.

Gino Paoli e la moglie: un grande amore

Si parte dalla cover de  Il cielo in una stanza” proposta a Sanremo da Mahmood e Blanco, la performance dei due vincitori lo ha convinto. Chissà – aggiunge – se conoscono la vera storia della canzone, un orgasmo. Poi il grande artista parla della moglie, l’unica cosa bella che gli è rimasto, un grande amore da 50 anni. “Senza lei mi sarei già rotto i coglioni e non ci sarei più”.

La politica, “Il partito mi inguaiò”

Poi la politica. L’altra grande passione insieme alla musica e alle donne. Da sempre a sinistra, oggi Gino Paoli conferma la sua delusione per un mondo che non era quello che immaginava. Fu deputato indipendente per il Pci alla fine degli anni ’80. “Il partito mi inguaiò”, confessa al Corriere. “Mi chiese una mano poi invece della commissione cultura, mi mandarono in quella dei trasporti. Non credo di aver servito la gente, ma ho capito cose che non sapevo”. Deluso dalla sinistra, il cantautore genovese oggi non ha problemi ad apprezzare il governatore ligure Giovanni Toti, anche se di centrodestra.

A Beppe avevo detto di lasciare perdere

Insomma una fregatura. Al suo grande e storico amico Beppe Grillo aveva consigliato di lasciare perdere. Gli aveva detto di non farla, la politica. “Ha creduto di cambiare le cose, ma ne è uscito massacrato, una fregatura enorme”. In altre occasioni Paoli aveva raccontato di una riunione ad hoc per convincere Beppe a non fondare il movimento.

Se fossi stato con Tenco non finiva così

Nel lungo colloqui Gino Paolo parla dei suoi amori. Di Ornella Vanoni amica e collega. “Si è smollata con l’età, perché ora sente l’urgenza di raccontare. Anche cose che sarebbe meglio non dicesse”. Del suicidio di Luigi Tenco (“se ci fossi stato io gli avrei dato due pedate nel culo”). E del suo tentativo per fortuna andato a vuoto. La pallottola che si era sparato è rimasta incapsulata vicino al cuore. “Nella mia testa mi ero rotto i coglioni, non mi stavo divertendo più. Siccome poi mi sono divertito molto, meno male che è andata male…”.

Ora ho solo una fede, mia moglie Paola

Ha ancora tre fedi al dito a simboleggiare i suoi grandi amori? “Ora ne ho solo una. Mia moglie Paola ha ammazzato tutte le altre. Stiamo insieme da 50 anni, il mio grande amore è lei. Non so come non scappi, soprattutto ora”.  Infine le dipendenze. A  parte le immancabili sigarette è riuscito a dire addio ad alcool e droga. “Posso fare qualsiasi cosa, se mi lascia il senso critico. Con l’alcol a un certo punto mi sono ritrovato che non ricordavo più cosa avevo fatto il giorno prima. La droga è stupida. E basta”.

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