Eutanasia, da domani il testo all’esame dell’aula alla Camera. Maggioranza a rischio spaccatura

martedì 8 Febbraio 19:20 - di Redazione
eutanasia

Eutanasia, avanti piano. Dovrebbe riprendere infatti domani pomeriggio a Montecitorio l’esame della legge sul fine vita. «Uno slittamento – spiega il grillino Nicola Provenza, relatore con il dem Alfredo Bazoli – dovuto a un un lutto in famiglia che ha colpito proprio l’esponente del Pd». Al testo sull’eutanasia si oppone l’intero centrodestra. FdI, Lega, Forza Italia e centristi hanno infatti sottoscritto moltissimi degli oltre 200 emendamenti depositati. Altre proposte di modifica recano invece la firma di parlamentari di Italia Viva e di Riccardo Magi, di +Europa.

Dal centrodestra circa 200 emendamenti

«Nessun ostruzionismo», assicura tuttavia a nome della Lega Roberto Turri, capogruppo in commissione Giustizia alla Camera. Il partito di Salvini è attestato su una linea possibilista ma non rinunciataria rispetto al tema del suicidio assistito (altra formula per indicare l’eutanasia). Tenterà, cioè, di apportare le modifiche (qualcuna l’ha già ottenuta, ma Turri le giudica «insufficiente») già bocciate in commissione. Quanto al rischio di una spaccatura della maggioranza, il leghista se la cava così: «Noi restiamo contrari alla legge. Proveremo a migliorarla, spiegheremo la nostra posizione e daremo battaglia».

Sull’eutanasia incombe anche il referendum

Visione opposta è quella di Magi. «Io non so – premette – come e se questa legge si intreccerà con il referendum sull’eutanasia. So però che si tratta di un testo imperfetto».  A suo giudizio, il testo che domani arriva a Montecitorio «non ha sciolto i nodi giuridici» di fondo. La Commissione, spiega, lo ha approvato «un po’ frettolosamente» e, lascia intendere, solo sotto la pressione del referendum. Che è come ammettere che le forze di governo procedono a tentoni. Del resto, la Lega (ma lo stesso vale per i berlusconiani) non può pensare di smarcarsi troppo dal centrodestra su un argomento tanto divisivo. Sono ancora troppo roventi le polemiche innescate dalla rielezione al Quirinale di Mattarella per sfarfallare anche sui valori. Dovesse accadere, significherebbe per davvero aver raggiunto il punto di non ritorno.

 

 

 

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