Caro bollette, nei primi 3 mesi la stangata su luce e gas alle imprese è di 13 miliardi. Ed è solo l’inizio

sabato 12 Febbraio 12:21 - di Redazione
caro bollette

Caro bollette, è già un salasso. I conti sono presto fatti, e a eseguirli ha provveduto la Cgia di Mestre che ha elaborato una stima secondo cui nel primo trimestre di quest’anno le imprese saranno chiamate a pagare, rispetto al 2019 (anno pre-pandemia), ben 14,7 miliardi di euro in più di energia elettrica e gas. Togliendo a questo importo 1,7 miliardi di misure di mitigazione introdotte dal Governo nelle settimane scorse, nel primo trimestre 2022 le aziende dovranno farsi carico di un extra costo pari a 13 miliardi: una vera e propria stangata. Un conto salato rispetto al quale l’Associazione di artigiani e piccole imprese di Mestre, giudica ancora insufficiente la prossima misura annunciata dal Governo.

Caro bollette, nel primo trimestre extra costo di 13miliardi per le imprese

«Certo, il Premier Draghi ha annunciato che l’esecutivo sta mettendo a punto un intervento di ampia portata per calmierare i prezzi delle bollette che graveranno su famiglie, imprese ed amministrazioni pubbliche. Pare di capire che questa misura dovrebbe aggirarsi tra i 5 e i 7 miliardi di euro. Sia chiaro, in termini assoluti parliamo di una cifra elevatissima; se confermata, sarebbe comunque del tutto insufficiente a mitigare i rincari che, in particolar modo le imprese, subiranno in questi primi 3 mesi dell’anno», afferma la Cgia nell’esaminare e commentare, conti alla mano, portata e ricadute della stangata.

Cgia di Mestre: l’appelllo a calmierare immediatamente il caro bollette

Certo, progetti in fieri prevedono, come ricorda la stessa associazioni di artigiani, «che nel medio periodo dovremo ridurre la dipendenza dall’estero. Aumentare la produzione di gas italiano. E proseguire sulla strada degli investimenti nelle fonti rinnovabili. Le imprese, tuttavia – sottolinea la Cgia – necessitano di misure in grado di calmierare immediatamente il caro bollette: e i 5-7 miliardi ipotizzati in questi giorni non sono sufficienti. Pertanto non abbiamo alternative – è la chiave di lettura che propone l’associazione di Mestre -: o salviamo le aziende, recuperando le risorse attraverso un nuovo scostamento di bilancio. Altrimenti molte saranno destinate a chiudere. O, nella migliore delle ipotesi, a ridurre drasticamente gli organici» avverte la Cgia.

«I 5-7 mld ipotizzati in questi giorni non bastano»

Una prospettiva che all’orizzonte non promette nulla di buono, purtroppo. E su cui l’associazione chiosa dicendo: «Certo, l’obiezione di chi sostiene che siamo troppo indebitati e non possiamo farlo ulteriormente è legittimo. Ma è altrettanto legittimo segnalare che i soldi che risparmiamo, evitando di approvare aiuti importanti, saremo chiamati a spenderli erogando la Cig. O comunque l’indennità di disoccupazione, a coloro che perderanno il posto di lavoro».

Dalla ceramica alle acciaierie, passando per vetro e carta: ecco i settori più a rischio

Del resto, come riassume il quadro che andiamo a stilare di seguito, con aumenti che in alcuni casi sfiorano anche il 400 per cento, i settori energivori sono più a rischio degli altri. E ad indicarli è ancora una volta la Cgia di Mestre. Pertanto, per quanto riguarda il consumo del gas, segnaliamo le difficoltà che stanno colpendo le imprese del vetro, della ceramica, del cemento, della plastica, della produzione di laterizi, la meccanica pesante, l’alimentazione, la chimica etc. Per quanto concerne l’energia elettrica, invece, rischiano il blackout le acciaierie/fonderie, l’alimentare, il commercio (negozi, botteghe, centri commerciali, etc.), alberghi, bar-ristoranti, altri servizi (cinema, teatri, discoteche, lavanderie, etc.).

Ma anche tir, pescherecci e agricoltori sono allo stremo

E ancora. Anche Tir, pescherecci e agricoltori sono allo stremo. Perché comunque, a preoccupare il mondo del lavoro non sono solo i rincari di luce e gas, ma anche quello dei carburanti. Il gasolio per autotrazione, ad esempio, ha subìto nell’ultimo anno un aumento di prezzo di oltre il 22 per cento. Molti settori, pertanto, rischiano di doversi fermare: l’autotrasporto, la pesca e l’agricoltura – come segnala sempre la Cgia – hanno già manifestato grande disappunto per la mancanza di interventi da parte del Governo.

Sos imprese, dal cartario di Lucca al vetro Murano, i distretti più in difficoltà

Le difficoltà, insomma, come si evince chiaramente da quadro prospettato, colpiscono molte imprese. E conseguentemente anche tanti distretti produttivi che sono il motore dell’economia e dell’export del Paese. A elencarli è l’ufficio studi della Cgia di Mestre che indica, nello specifico, che si tratta del cartario di Lucca-Capannori. Delle materie plastiche di Treviso, Vicenza e Padova. Dei metalli di Brescia-Lumezzane. Come del metalmeccanico nel basso mantovano e di Lecco. E infine, non mancano in elenco le piastrelle di Sassuolo. La termomeccanica di Padova. E il famosissimo vetro di Murano.

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