Autonomia del Nord, Zaia detta la linea: «Non è più un tabù. Il Parlamento lavori per attuarla»

martedì 22 Febbraio 8:48 - di Michele Pezza
Zaia

Ci pensa Luca Zaia ad aggiungere altra legna al fuoco che sta rosolando la maggioranza. Quella del governatore del Veneto si chiama autonomia rafforzata (o differenziata) e riguarda il passaggio dallo Stato alle Regioni (oltre alla sua, Lombardia ed Emilia Romagna) di ulteriori competenze e risorse. Per Zaia, che sul tema volle far celebrare (come la Lombardia) anche un referendum consultivo nel 2017, i tempi sono ormai maturi. Si proceda, dunque, esorta dal Corriere della Sera. Tanto più – ricorda – che l’obiettivo dell’autonomia è fissato in Costituzione e che Mattarella in persona lo ha accarezzato nel discorso davanti ai Grandi elettori plaudenti. «Il presidente – ha sottolineato Zaia – (…) ha fatto crollare l’ultimo tabù, il pensare alle autonomie come qualcosa di sovversivo». Tutt’altro, aggiunge il presidente del Veneto: «L’autonomia è assunzione di responsabilità (…)».

Zaia intervistato dal Corriere della Sera

Ragion per cui, «se riuscissimo a mettere sul binario giusto l’autonomia prima delle elezioni dell’anno prossimo, sarebbe un fatto poderoso che darebbe il senso a tutta la legislatura». La questione, ovviamente, è meno facile di come Zaia la presenta. Il fatto che insieme alle competenze, passino alle tre Regioni una fetta di risorse più grande del residuo fiscale (la differenza tra quanto versato da un territorio e quanto ad esso ritorna sotto forma di servizi) significa rimpicciolire quella destinata alle altre. Il problema esiste. Tanto è vero che ora la ministra Maria Stella Gelmini, proprio su input di Zaia, pensa di risolvere la questione ricorrendo ad un bonus finanziario per il Sud.

Ma il Sud resta diffidente

E non è tutto. Manca ancora la definizione dei cosiddetti Lep (Livelli essenziali delle prestazioni) a fare da cornice uguale per ogni Regione nell’erogazione base dei servizi. In più, sotto il profilo procedurale, c’è da definire il ruolo del Parlamento. Secondo gli accordi intessuti a suo tempo dal governo Gentiloni e le tre Regioni richiedenti l’autonomia rafforzata, il Parlamento deve limitarsi a un “” o a un “no” complessivo rispetto alle intese stipulate. I governi successivi hanno invece ampliato il ruolo delle Camere, prevedendo per esse la possibilità di entrare nel merito delle intese. Una soluzione che non piace al lombardo Attilio Fontana. Zaia, invece, seppur a modo suo, il passaggio parlamentare lo concede: «Lo affronteremo – dice -. Ma solo se sarà rispettoso delle istanze delle Regioni».

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