L’autonomia rafforzata non piace a FdI. Rampelli: «È secessione dolce»

giovedì 14 febbraio 17:23 - di Valerio Falerni

L’autonomia rafforzata di Lombardia, Veneto e Emilia Romagna approda in Consiglio dei ministri percorrendo comodamente l’autostrada messa disposizione da Paolo Gentiloni che un minuto prima di spegnere la luce i di chiudere l’uscio di Palazzo Chigi pensò bene di firmare le pre-intese con le tre regioni. Il guaio è stato fatto allora e, per giunta, da un governo che a quattro giorni dalle elezioni del 4 marzo scorso valeva meno di un falso dollaro bucato. Oggi tutti strillano, ma allora nessuno se ne accorse. E tutto lascia prevedere che non vi saranno ostacoli proibitivi. Lo fa chiaramente capire il ministro che ha in mano il dossier, la leghista Erika Stefani: «La procedura – spiega – non prevede in Cdm voti sui testi». Certo, non finisce tutto stasera, «ma – aggiunge il ministro – siamo ottimisti sul risultato perché stiamo compiendo un passo importantissimo nell’ottica della razionalizzazione e del risparmio della spesa regionale». E poi, quasi a mettere le mani avanti per parare le critiche di quelli che si sono svegliati dal sonno, assicura: «Ricordo che stiamo lavorando nel solco della Costituzione».

Il ministro per gli Affari Regionali: «Sono ottimista»

È falso. La Costituzione prevede infatti che l’autonomia segua la definizione da parte del Parlamento dei cosiddetti Lep (Livelli essenziali delle prestazioni) che dovrebbero garantire una cornice unitaria per tutti gli italiani. Di fatto non è avvenuto. E a buon diritto c’è chi, come Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera per FdI, punta l’indice contro quella che definisce la «secessione dolce». «Fa impressione vedere – stigmatizza l’esponente di Fratelli d’Italia – la caotica rincorsa all’autonomia da parte delle regioni, tutte a cercare di realizzare una riforma “bianca”, proprio come fecero gli allora Ds con il TitoloV». È cominciato così il dissolvimento allo Stato. E oggi c’è il bis. «La Lega Nord – denuncia ancora Rampelli – rischia di realizzare con questo meccanismo una secessione dolce nel silenzio complice dei 5Stelle che pure hanno un ministro per il Sud Barbara Lezzi, per ora senza l’uso della parola. Se si vuole infine puntare a un sistema federalista – conclude -, risulta indispensabile introdurre l’elezione diretta del presidente della Repubblica a garanzia dell’unità nazionale».

L’autonomia rafforzata stress-test per l’intesa Lega-M5S

L’autonomia rafforzata piace invece molto al governatore leghista del Veneto Luca Zaia, che insieme al collega lombardo Fontana, ne è uno dei maggiori sponsor. «Questo è un grande accordo che va verso l’efficienza», assicura Zaia  davanti al suo parlamentino regionale. «Le intese – ha aggiunto riferendosi alle singole trattative tra quel che resterà dello Stato e le sempre più pingui regioni – non sono tutte uguali e ogni presidente avanzerà le richieste che sono più ritagliate sulla sua realtà».

Commenti

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  • Mauro Collavini 15 febbraio 2019

    Sono per l’autonomia, ma se il sud non si sveglia passerà molto tempo prima di essere minimamente autonomo. Per contro al Nord vedo sempre più ditte formate da solo lavoratori stranieri e sopratutto dell’est europa a svolgere lavori addirittura pubblici su strade etc. Giusto essere autonomi ma lo stato è sempre uno ed ogni spesa dovrebbe essere fatta con l’ottica si di erisparmiare ma anche di aiutare la parte meno ricca che è, anche per propria causa, il sud Italia.

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