Svolta della Spagna sul Covid: “Stop al censimento dei positivi. Per i vaccinati è come un’influenza”

martedì 11 Gennaio 16:21 - di Luisa Perri
Covid Spagna

Anche la Spagna si allinea al Regno Unito sul Covid: stavolta non è il primo ministro Boris Johnson, visto dai media nostrani come un primo ministro eccentrico se non addirittura irresponsabile. In questo caso, a parlare è il premier spagnolo Pedro Sanchez. Un socialista pragmatico, che da giorni va ripetendo ai giornali iberici un concetto banale, che in Italia potrebbe essere definito “negazionista”, filo no-vax. E cioè che la pandemia sta evolvendo in influenza.

Ecco come cambierà la strategia della Spagna sul Covid

«Dobbiamo rispondere con altri strumenti, più legati alla vaccinazione o all’autoprotezione con le mascherine», ha detto in un’intervista al quotidiano El Pais. Affermazioni che, di fatto, confermano quanto anticipato dallo stesso quotidiano spagnolo, che aveva svelato i dettagli di un piano che il governo stava preparando, finalizzato a gestire il Covid come un virus simile all’influenza. «È un dibattito che stiamo cercando di aprire a livello europeo», ha detto Sanchez. Infatti, vista la letalità che ha oggi il Covid- 19 sulla platea dei vaccinati, una letalità che per i vaccinati con tre dosi è identica alla letalità registrata dinanzi a un’influenza tradizionale, il governo intende iniziare a tracciare la pandemia in modo diverso rispetto al passato. E cioè come un’influenza.

Solo punti sentinella nelle scuole e negli ospedali

In sostanza, invece di registrare ogni caso di Covid rilevato in Spagna, cosa insostenibile nel lungo periodo, viene scelto un gruppo di medici con l’obiettivo di creare un campione statisticamente significativo distribuito in punti chiave – comprese le scuole – che permetta di calcolare come si diffonde la malattia, la più lieve e la più grave. La strategia era in lavorazione dall’estate del 2020. Gran parte del lavoro è già stato fatto. Sono infatti già cinque le comunità che hanno avviato la sorveglianza con questo sistema in modalità pilota nelle scuole primarie e altre nove negli ospedali. «I punti sentinella di segnalazione devono essere scelti in un certo modo, affinché siano rappresentativi della popolazione del territorio monitorato, in modo che a seguito dell’esperienza che già abbiamo nella sorveglianza dell’influenza, potremo conoscere l’evoluzione epidemiologica e le caratteristiche della circolazione di un determinato virus con un campione di ciò che sta accadendo. Con i sistemi di sorveglianza in atto, saremmo probabilmente in grado di avere informazioni accurate e di qualità superiore e si potrebbe prevenire quanto sta accadendo», ha commentato Amparo Larrauri, capo del gruppo di sorveglianza per l’influenza e altri virus respiratori al CNE. Comunque «non ci può essere un cambiamento dall’oggi al domani. Abbiamo impegni internazionali (la notifica di tutti i casi, come pretende ancora l’Oms) e i sistemi sentinella devono essere consolidati», ha aggiunto l’esperto.

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