Scuole nel caos, ma Draghi si promuove: “Il governo va avanti bene, sono ancora io a decidere”

lunedì 10 Gennaio 19:56 - di Giovanni Pasero
Draghi vaccinati

La conferenza stampa di Mario Draghi è un film, anzi, un monologo già visto. Un’autocelebrazione del suo operato, un rinnovato invito a vaccinarsi.  L’unica autocritica del premier riguarda la strategia comunicativa e la mancata conferenza stampa nell’immediatezza del decreto legge. «C’è stata da parte mia e di altri una sottovalutazione delle attese e spero che questo sia un atto riparatorio, che sia stato adeguato». È l’unico momento nel quale il presidente del Consiglio si mette in discussione. Ma è puramente formale.

Silenziate le domande sul Quirinale: “Non rispondo sugli immediati sviluppi”

SuperMario spunta sul nascere le penne dei cronisti, allorché premette: «Non risponderò ad alcuna domanda che riguardi immediati sviluppi, il Quirinale o altre cose». Eludendo così qualsiasi spiraglio su possibili domande a proposito dell’elezione del nuovo capo dello Stato. E anche sulla maggioranza, l’ex presidente della Bce ci tiene a ribadire di avere in pugno saldamente lo scettro del comando.  «Dicono che Draghi non decide più? Qui dimostriamo che la scuola resta aperta, è una priorità, non era il modo in cui questo tema è stato affrontato in passato». Proprio sulla scuola, il presidente del Consiglio rimarca la discontinuità con il governo precedente. «Il governo – ha rimarcato Draghi – sta affrontando la sfida della pandemia e della diffusione delle varianti con un approccio un po’ diverso rispetto al passato, vogliamo essere molto cauti ma anche cercare di minimizzare gli effetti economici e sociali sui ragazzi e le ragazze, che hanno risentito più di altri delle chiusure dal punto di vista psicologico e della formazione». «La scuola è fondamentale per la nostra democrazia, va tutelata e protetta, non abbandonata – ha scandito – Ringrazio presidi e insegnanti per i loro sforzi». Quegli stessi presidi e docenti che stanno vivendo ore difficilissime, con ondate di contagi impressionanti. I dati sono lì: ci sono due milioni di italiani sopra i 12 anni positivi al Covid. Centinaia di classe destinate alla Dad nei prossimi giorni, ma la comunicazione verte solo su un concetto ossessivamente ripetuto prima dal premier, quindi dal ministro Speranza (che adopera una grafica) nonché del presidente dell’Iss e del ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi. “Gran parte dei problemi che sta affrontando l’Italia dipendono dai cittadini non vaccinati”. Lo dice Draghi e lo ripetono con sfumature diverse tutti gli altri.

Draghi e gli altri: “Tutta colpa dei non vaccinati”

Quando si esce dal tema pandemia e vaccini, però, Draghi balbetta. «Continuano a uscire stime che confermano quelle precedenti, cioè di una crescita intorno al 4-4,5% l’anno. Certo, c’è un verificarsi di eventi che non è favorevole alla continuazione di una ripresa agli stessi ritmi dello scorso anno», spiega l’ex presidente della Bce. «È presto per poter fare una valutazione adeguata. I rischi alla crescita ci sono… la serie dei rischi è molto lunga e dobbiamo aspettare ancora un po’ prima di vedere aggiornamenti nelle proiezioni», aggiunge. La delusione, insomma, arriva proprio sui temi economici.   “La scuola è fondamentale per la democrazia, va tutelata, protetta non abbandonata”. E ancora: “I ragazzi dopo la scuola vanno a fare sport, vanno in pizzeria, non ha senso chiudere la scuola se tutto il resto rimane aperto”. Ad avvalorare la necessità di mantenere le scuole aperte, il parallelo con gli altri Paesi Ue. In Italia in media, a causa del Covid, «ci sono stati 65 giorni di scuola regolare persa rispetto a una media dei Paesi più ricchi del mondo, dove la didattica non in presenza è stata di 27 giorni, quindi il triplo».

Tuttavia, quando la domanda verte proprio con un parallelo con una nazione estera, arriva il momento più imbarazzante della conferenza stampa. Non è un caso che la domanda più interessante e meno sdraiata arrivi dal giornalista del Times: «Ci sono ministri del governo inglese che hanno detto che Boris Johnson aveva ragione a non introdurre nuove restrizioni, volevo chiedere una riflessione per l’Italia che ha fatto il contrario». Bella domanda. Draghi però ha preferito non rispondere. E anche questa è una risposta.

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