Sanremo, Drusilla già strapazza Filogamo in nome del gender: “Potrei dire buonasera chiunque voi siate”

mercoledì 19 Gennaio 11:01 - di Giulia Melodia
Sanremo Drusilla

Dopo anni passati a scegliere tra la bionda e la mora, l’attrice e la soubrette, ora la prima conduzione “en travesti” a Sanremo infiamma gli animi Lgbt e dei guru del credo gender, sempre più tarato sul fluid. Tanto che a stupirsene è la stessa Drusilla Foer che, ospite in radio di Parola di Dru – appuntamento settimanale all’interno di Facciamo finta che condotto da Maurizio Costanzo e Carlotta Quadri su R101 – commentando la sua partecipazione al Festival e anticipando le sue prossime performances sul palco dell’Ariston, ha sottolineato: «C’è stata tanta ovazione. Tanta alleanza da parte del pubblico. Non credevo così tanto… C’è molto entusiasmo, sono molto contenta… Ho saputo poi dal tg che sarò co-conduttrice. Io pensavo di essere una semplice anziana valletta…»

Sanremo, Drusilla Foer al Festival nel segno dello strappo. A Nunzio Filogamo innanzitutto

E così, come ha rimarcato il senatore Pillon nel suo bersagliatissimo post, assegnata «la quota gender-inclusive già nella fase di scelta dei conduttori», con Drusilla nella rosa delle presentatrici sanremesi, lo strappo alla “tradizione” è servito. Dunque, perché non approfittarne? E così, rotto il ghiaccio, sempre in radio – e sulla scia di un suggerimento radiofonico di Costanzo che le ha raccontato che il primo presentatore di Sanremo, Nunzio Filogamo, introduceva le serate dicendo «Signore e signori, buonasera ovunque voi siate», Drusilla anticipa: «Potrei dire “chiunque” voi siate…». Da un classico di sempre, al classico rivisitato in chiave gender: più che un passo compiuto in nome del politicamente corretto, una tappa forzata della lunga maratona socio-demagogica. Una corsa che, tra voglia di stupire e di accreditare, chiude una porta del Festival a chi dalla kermesse si aspetta proprio il rigore e lo smalto formale di sempre (fiori e melodie comprese).

Drusilla a Sanremo: «Potrei presentare dicendo: buonasera chiunque voi siate…»

Quella porta che apre alle case dei telespettatori in cui ancora risuona forte proprio l’eco di quel saluto alla Filogamo. Quel «Miei cari amici vicini e lontani, buonasera: all’Italia dei buoni sentimenti e delle piccole illusioni» mandate in soffitta in nome del gender che avanza e divide. E allora ci chiediamo: davvero Drusilla Foer e protagonisti dello spettacolo come lei, rappresentano l’Italia di oggi, nella sua modernità e senza scandali o rimpianti? Di sicuro ne è convinta Drusilla Foer, che, sempre commentando la sua imminente partecipazione al Festival, in radio aggiunge: «È un palco che coinvolge emotivamente, un po’ come i mondiali. Perché noi siamo una nazione che ha bisogno di sentirsi aggregata da qualcosa. Da un avvenimento. Dallo sport… Fa piacere sentirsi parte di una nazione che in fondo è nata recentemente».

La replica (neanche troppo velata) al senatore Pillon

Poi, togliendosi lo sfizio di replicare a Pillon, incalza: «E poi qualcuno sul patibolo ti mette anche in modo piuttosto goffo, poco interessante». E ancora: « A me in generale non piace voler definire qualcosa con un nome, perché tutti noi siamo molte cose, il mio caso è un pochino più complicato e poi non so cosa voglia dire il babbo normale di famiglia. Quello che non mi piace è che un pensiero mio debba sostituire il tuo. Bisognerebbe che questa nazione imparasse a stare tutti insieme, non a mettere alcune persone al posto di altre».

Drusilla, madrina del modernismo italico che non può piacere a tutti

Il pistolotto ecumenico è servito: con buona pace di chi in questa forma di modernismo italico fa fatica a riconoscersi. E comunque: il saluto d’apertura di quel primo festival di Sanremo, quello del 1951, il Festival di Nilla Pizzi e di Grazie dei Fior. Un saluto rimasto impresso nella memoria e nei cuori del Paese, ci si riconoscevano tutti e ancora oggi se lo ricordano tutti. Siamo proprio sicuri che la partecipazione di Drusilla Foer lascerà un segno altrettanto indelebile? Per intanto, lo strappo c’è. E la lacerazione si vede…

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