Rigopiano, a 5 anni dalla tragedia incombe la beffa della prescrizione. La rabbia dei familiari

sabato 8 Gennaio 9:48 - di Eugenio Battisti

Un processo infinito. Tempi biblici tra rinvii e scontri a suon di perizie. A cinque anni dalla tragedia di Rigopiano la giustizia è ancora all’anno zero. E c’è il rischio-beffa che alcuni reati cadano in prescrizione. Il 18 gennaio, saranno cinque anni esatti dalla strage  dell’hotel Rigopiano, nel comune di Farindola, in Abruzzo. Che venne giù travolto da una valanga che provocò 29 vittime. La tradizionale fiaccolata e la messa quest’anno si mescolano alla rabbia e alla frustrazione dei parenti. Per l’iter giudiziario che è ancora agli inizi.

Rigopiano, la giustizia è all’anno zero

Gli occhi sono puntati sul 28 gennaio. Giorno in cui è prevista la super perizia ordinata dal tribunale. Che però, come ricostruisce La Stampa, potrebbe slittare. “Per una proroga dovuta alla complessità tecnica della materia”. Nello stesso giorno è prevista l’udienza in cui il giudice potrebbe decidere il rinvio a giudizio dell’unico imputato che ha scelto il rito ordinario. Si tratta dell’ex sindaco di Farindola, Antonio De Vico. Che “avrebbe dovuto impedire la realizzazione dell’hotel”, recita l’accusa. “E comunque non ha adottato le norme di salvaguardia che avrebbero impedito decessi e lesioni agli ospiti della struttura”.

Rischio prescrizione se si scavalla il 2022

Gli altri 29 imputati coinvolti hanno invece scelto il rito abbreviato. Ma se la sentenza non dovesse arrivare entro il 2022, o non molto oltre, alcuni reati cadranno in prescrizione. I reati contestati vanno dal crollo di costruzioni o altri disastri colposi all’omicidio e lesioni colpose. Dall’abuso d’ufficio al falso ideologico. Ma l’abuso d’ufficio si prescrive in 5 anni. Il falso in sette anni e mezzo. Mentre ne occorrono 15 per mandare in prescrizione il crollo. “Per accelerare i tempi sarà determinate la super perizia”, dice Paola Ferretti, una delle anime del Comitato familiari delle vittime. Madre di Emanuele Bonifazi, addetto alla reception dell’hotel, morto a 31 anni.

Lo sconforto dei parenti: soffriamo 2 volte

“Se la perizia ordinata dal Tribunale verrà depositata entro il 28 gennaio, la discussione del rito abbreviato potrà avere inizio”, spiega l’avvocato di parte civile Alessandro Casoni. “E le sentenze potranno arrivare entro la fine del 2022. Ovviamente, invece, per il rito ordinario ci vorranno anni”. “Speriamo che questo sia l’anno giusto perché oramai il vaso è colmo”, racconta la Ferretti al quotidiano di Torino. “Mi sento una cittadina ferita perché il nostro sistema giudiziario offre più diritti agli imputati che alle vittime. E non è giusto. Ho 59 anni ma, per la sofferenza causata dalla scomparsa di mio figlio, me ne sento addosso 20 di più. E vivo nel terrore di morire senza che lui ottenga giustizia”.

“Altri responsabili l’hanno fatta franca”

Identici i sentimenti degli altri parenti delle vittime di Rigopiano. Pessimista sull’esito giudiziario Francesco D’Angelo. Fratello gemello di Gabriele, morto a 32 anni mentre lavorava come cameriere dell’hotel maledetto.  “La sentenza di questo processo è già stata scritta. E  non è a favore dei nostri morti. Tante cose non sono venute a galla. Secondo me ci sono altri responsabili che l’hanno fatta franca. Spero che non succeda altrettanto per i 30 imputati“.

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