Quirinale, no comment di Draghi. Il politologo Campi interpreta il silenzio del premier: ecco cosa rivela

11 Gen 2022 9:09 - di Ginevra Sorrentino
Quirinale Draghi

Il silenzio di Draghi sul Quirinale potrebbe dire molte cose. Ed è su quello che i commentatori della politica si interrogano oggi, all’indomani dell’attesa conferenza stampa del premier di ieri, provando a decriptare domande, risposte e messaggi impliciti, più o meno slatentizzati. Fondamentalmente, infatti, le informazioni e i rimandi tra le righe contenuti nelle dichiarazioni alla stampa che ieri il presidente del Consiglio ha rilasciato, confermerebbero che Draghi non ha cambiato posizione rispetto alla conferenza stampa di fine anno, in cui si è sostanzialmente detto più che disponibile ad andare al Colle. La sua candidatura resta, con la consapevolezza però che – a ormai una spicciolata di giorni al fatidico voto – la strada si va facendo via via più tortuosa. E il rischio che la percezione di un governo paralizzato in vista della partita del Quirinale sempre più incalzante.

Campi interpreta il silenzio di Draghi sul Quirinale

Dunque, la domanda che riassume tutti gli interrogativi e le mancate risposte – o velate – risposte di ieri del premier, oggi diventa: cosa cela questa prudenza del premier? Il timore di bruciarsi da solo? Un quesito a cui oggi prova a dare una risposta il politologo Alessandro Campi. Il quale, intervistato da Il Giornale, sul tema dei temi, spiega: «Forse ha capito che non c’è tutta questa volontà, da parte delle forze politiche, di sostenere realmente la sua candidatura al Quirinale. Quando nella scorsa conferenza stampa aveva detto una frase che era stata letta come una sua disponibilità a salire sul Colle, in molti – vedi Salvini – lo avevano invitato a rimanere dov’è e togliersi dalla testa di diventare capo dello Stato. Da quel momento deve aver pensato che fosse meglio non dire nulla sull’argomento». Ma, aggiunge a stretto giro Campi, «il fatto stesso di non aver voluto parlare del Quirinale è la prova che Draghi ci punta».

«Draghi si è reso conto che la partita del Quirinale per lui è tutta in salita»

Insomma, dai silenzi e dai setti non detti di Draghi, Alessandro Campi deduce che il presidente del Consiglio aspira al Colle. Si ritiene in corsa. E il non esprimersi a riguardo indicherebbe proprio l’aspirazione quirinalizia del premier e, al tempo stesso, la sua difficoltà. O meglio, come analizza Campi sul Giornale: «Credo che Draghi stesso si sia reso conto che la partita del Quirinale per lui è tutta in salita. Si è reso conto che più ci sia avvicina a quella data più l’unanimismo che si era creato attorno alla sua figura viene meno. E poi che sono venuti fuori nodi politici molto seri».

«Il passaggio di Draghi al Quirinale equivarrebbe ad un commissariamento della vita politica italiana»

Nodi che il politologo enuclea a spiega asserendo: «Bé, sarebbe il primo caso nella storia d’Italia di premier che diventa capo dello Stato. Questo rappresenta una anomalia. L’altro problema è che il passaggio di Draghi al Quirinale equivarrebbe ad un commissariamento della vita politica italiana. A quel punto anche il risultato delle prossime elezioni politiche non sarebbe decisivo perché tanto sarebbe sempre Draghi il grande regista della vita pubblica in Italia, sarebbe sempre lui dal Quirinale a dare la carte». Confermando, a detta di Campi, che la nostra è «l’unica democrazia occidentale che, di fronte alla pandemia, ha deciso di commissariare il proprio sistema politico. Senza renderci conto che così ci presentiamo da soli come un Paese fallito».

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