Berlusconi spariglia: “Senza Draghi al governo si va al voto”. Panico nel Pd. Letta: “Deve smentire”

lunedì 10 Gennaio 20:55 - di Sara De Vasto

“Senza Draghi al governo Forza Italia uscirebbe dalla maggioranza”. Non è una previsione di fantapolitica ma le parole che Silvio Berlusconi avrebbe confessato ai suoi alla vigilia del suo arrivo a Roma. Il Cavaliere domani sarà nella Capitale per seguire da vicino gli sviluppi sulla partita del Quirinale ormai alle porte. In corsa per la successione a Mattarella (salvo imprevisti), gioca di anticipo. E avrebbe detto, secondo le ‘indiscrezioni” (non smentite) riportate da Repubblica, di ritenere molto difficile la candidatura del premier al Colle. “Molti non sembrano intenzionati a votarlo perché la sua elezione si tradurrebbe inevitabilmente in un voto anticipato”. Parole destinate a terremotare il quadro politico. E a mandare in tilt il Nazareno.

Berlusconi: senza Draghi al governo si va al voto anticipato

Se l’ex governatore della Bce dovesse lasciare Palazzo Chigi, Forza Italia si sentirebbe libera di lasciare la maggioranza extralarge. Sarebbe questo il ragionamento fatto da Berlusconi ai suoi. Confermando le sue ambizioni quirinalizie. E a quel punto la prospettiva del voto anticipato, la strada da sempre indicata da Fratelli d’Italia, diventerebbe realtà. E un incubo per il Pd.

Letta nel panico: “Penso che smentirà quelle parole…”

Non è un caso se il segretario Enrico Letta si precipita a commentare lo tsunami in arrivo. “Penso che Berlusconi smentirà quelle parole. Sono dei riportati, dei detti, se fossero state effettivamente dette sarebbero molto gravi”. Così, molto innervosito, il leader  dem a Metropolis live. “Sono sicuro che non le ha dette. Non credo che quelle parole siano state pronunciate, sarebbero molto gravi, la tempistica è sbagliata, sbagliatissima”. Poi torna a intonare la litanìa della inopportunità della candidatura del leader forzista. “Berlusconi è il capo di un partito, è divisivo lui come lo sono io, Salvini, Conte. Ognuno di noi essendo capo di partito è divisivo per definizione. Il presidente della Repubblica, come sempre, deve essere una figura istituzionale non il capo di un partito”. Parole rispedite al mittente dal governatore Giovanni Toti. “Prima delle vacanze ci siamo lasciati dicendo che Berlusconi sarebbe stato il nostro candidato, se ci fossero state le condizioni per farlo. I prossimi 10 giorni saranno decisivi. Però non voglio sentire dire che ci sia un’incompatibilità tra la figura di Berlusconi e il Quirinale. Perché lo ritengo offensivo per gli italiani che lo hanno votato in questi 20 anni“.

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