Quirinale, nessun voto per medici e virologi? Pregliasco: «Nessuna delusione, è giusto così»

martedì 25 Gennaio 16:00 - di Natalia Delfino
quirinale virologi

Conduttori televisivi e radiofonici, giornalisti, “figli di”. Pure Claudio Lotito. Dalle schede della prima votazione per il Quirinale, ieri, è uscito un po’ di tutto, tranne che i nomi di due categorie che da un paio d’anni a questa parte sono fra le più presenti nella vita degli italiani: medici e virologi. I diretti interessanti non sembrano essersela presa e, anzi, nel day after, benché anche fra di loro ci sia stato chi ha partecipato al totonomi, commentano: «Giusto così».

Pregliasco: «Nessuna delusione, è un segno di serietà»

«Nessuna delusione per non aver visto spuntare il mio nome tra quelli scritti sulle schede, anzi. Mi sembra una buona cosa, un segno di serietà. Ognuno deve fare il suo mestiere e i voti che i parlamentari fanno in questo momento devono essere voti fatti con responsabilità», ha commentato con l’Adnkronos il virologo Fabrizio Pregliasco, che «da cittadino» ha ammesso di seguire con interesse il voto per il Quirinale.

Il «no» ai virologi al Quirinale

«La presidenza della Repubblica – ha aggiunto il medico – non è un’onorificenza, è un impegno di lavoro. Quindi direi proprio di no, nessun virologo al Colle». Pregliasco, invece, spera che «ci sia una persona che possa esprimere le stesse caratteristiche di Mattarella». «Anche rispetto all’attenzione che ha dedicato al terzo settore e al volontariato, cosa che per me era importante», ha chiarito l’esperto, che è anche presidente di Anpas, Associazione nazionale pubbliche assistenze.

Anelli: «Giusto così, i medici non sono politici»

Penso che «sia giusto così», che la categoria non sia stata tirata in ballo per il Colle, anche Filippo Anelli, presidente della Fnomceo, la Federazione degli Ordini dei medici. «Penso – ha aggiunto – che, in questo difficile e lungo momento di emergenza, i medici vengano visti nella giusta luce: non si tratta di politici, ma di bravi professionisti. E forse le persone li inquadrano nell’ambito scientifico più proprio della lotta al virus, nonostante – ha concluso Anelli – la sovraesposizione mediatica».

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