Quirinale, le femministe già litigano sull’appello della Maraini: «Presidente o “presidenta”?»

venerdì 14 Gennaio 16:58 - di Francesca De Ambra
Quirinale

Neanche il tempo di digerire l’appello pro-donna al Quirinale lanciato da Dacia Maraini e già «l”altra metà del cielo» (copyright Mao Tse Tung) va disperdendosi lungo gli impervi sentieri della sua corretta interpretazione. Già, qual è il vero significato di quell’appello? «Non vuol dire una donna purché donna, ma una donna perché donna», prova a spiegare Caterina Soffici dalla colonne della Stampa. In realtà non spiega un bel niente. Meglio, spiega solo il purchéche effettivamente spesso racchiude un senso di disperata rassegnazione, ma non anche il perché.

La scrittrice raccoglie firme per una donna al Quirinale

Vuol dire forse che i purché sono riferibili alle Casellati o alle Moratti, quasi si trattasse di donne per caso, mentre il perché aderirebbe perfettamente, ad esempio, all’estremismo femminista di una Michela Murgia, tra l’altro firmataria dell’appello? Ma se è così, le signore sottoscrittrici avrebbero fatto bene a dirlo subito che il manifesto è solo un espediente per tenere ben steso sul Quirinale il velo egemonico della sinistra. È infatti fin troppo evidente che tali contorcimenti pseudo-intellettuali servono solo a nascondere una verità molto cruda. Questa: c’è un femminismo che considera le proprie vestali una sorta di Guardia Rosa della rivoluzione sessuale. E chi non ci fu allora, non ci può essere adesso.

Che sia, ovviamente, di sinistra

Come appunto la Casellati e la Moratti (le citiamo perché ricorrono nel toto-nomi del Quirinale). Donne certo, ma di destra, pardon di centrodestra, e perciò inadatte ad incarnare la stucchevole retorica dispensata dal progressismo in salsa di genere. Entrambe sono testimonial del purché denunciato dalla Soffici. Salisse una delle due al Quirinale, a gioirne sarebbe tutt’al più il femminismo modaiolo, quello affermatosi quando gli obiettivi della lotta erano ormai slogan della pubblicità. Ma non le sottoscrittrici dell’appello, che invece nell’auspicata presidenta cercano soprattutto il fuoco del perché, cioè una donna modello Murgia o Boldrini. Vero, è difficile spiegarlo. Ma – siano uomini o donne – a sinistra sono così. In fondo, somigliano tutti al Michele protagonista di Ecce Bombo, che si addormentò sulla spiaggia di Ostia  aspettando il sole dalla parte sbagliata.

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