Quirinale, basta con la litania del “pacificatore”. A legittimare Berlusconi è il voto del Parlamento

lunedì 3 Gennaio 11:54 - di Michele Pezza
Berlusconi

Assicurarsi che il cervello sia collegato alla bocca è, per un politico, un dovere preciso e non un optional. Vale a destra quanto a sinistra. Eppure, la battaglia (già) in corso sul Quirinale farebbe pensare al contrario. Stando almeno al contenuto dell’intervista di ieri di Maria Stella Gelmini e di quella odierna di Luigi Zanda, entrambe rilasciate alla Stampa. La ministra forzista mette in piede in fallo nel momento in cui presenta come «pacificatrice» la candidatura al Colle di Silvio Berlusconi dopo aver ricordato che «il centrodestra si presenta a questo appuntamento con un vantaggio numerico e politico». Come riesca a conciliare i due concetti resta un mistero. Anche per il Cavaliere è difficile essere super partes, quindi «pacificatore», e godere nel contempo del «vantaggio politico e numerico» di una parte, cioè il centrodestra.

Berlusconi punta al quarto scrutinio

Di segno uguale e contraria la contraddizione di Zanda. Il senatore del Pd prima scarta pregiudizialmente la candidatura del leader di Forza Italiadivide») per poi riconoscere che «sul piano istituzionale il presidente della Repubblica trova la sua legittimazione in una maggioranza parlamentare che tutti si augurano la più vasta». Un auspicio, appunto. Non un obbligo. È tempo, quindi, di sfrondare l’appuntamento del Quirinale dai troppi e ipocriti orpelli che lo appesantiscono fino a impedirci di coglierne l’essenza. Il centrodestra non può imporre il gradimento di Berlusconi alla sinistra, così come quest’ultima non può pretendere che il primo scarichi il proprio fondatore. La politica è l’arte del possibile, non dell’impossibile.

La sinistra non avalli la piazza

Quel che la Gelmini (o chi per lei), la Meloni e Salvini possono e debbono chiedere è l’adesione incondizionata della sinistra alle parole di Zanda sulla legittimazione parlamentare del futuro capo dello Stato. E quindi l’impegno formale a non dare alcun avallo ai soliti indignati speciali già pronti a sobillare le piazze nel caso in cui, al quarto scrutinio, Berlusconi sfondasse quota 505. Non dovrebbe essere difficile ottenerlo, visto che il centrodestra si limiterebbe a chiedere il rispetto della Costituzione. Sempre che, ovviamente, la stessa coalizione riesca a capitalizzare il «vantaggio politico e numerico» di cui gode e che la Gelmini ha sottolineato. La situazione è in questi termini. Tutto il resto è noia.

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