Proteste contro il caro bollette in Kazakistan: i manifestanti assaltano il palazzo governativo (video)

mercoledì 5 Gennaio 18:34 - di Laura Ferrari
Kazakistan

L’aumento del prezzo della carburante ha innescato una serie di rivolte che hanno trascinato il Kazakistan sull’orlo della guerra civile. Ci sono stati “morti e feriti” durante gli ultimi due giorni di proteste contro il caro-gas in Kazakistan. Lo ha dichiarato il presidente Kassym-Jomart Tokayev durante un discorso in tv al Paese.

“Ci sono stati morti e feriti – ha affermato – la situazione minaccia la sicurezza di tutti gli abitanti di Almaty (la capitale finanziaria del Kazakistan ed epicentro delle proteste, ndr) e non può essere tollerata”. Tokayev, che non ha fornito un bilancio delle violenze, ha sottolineato che la risposta delle forze di sicurezza contro chi trasgredisce la legge sarà “la più dura possibile”.

Ha anche annunciato che presto renderà noto un pacchetto di riforme e ha smentito le voci che lo vogliono in procinto di lasciare il Paese dicendo che “è mio dovere costituzionale essere dalla parte delle persone. Insieme supereremo questa pagina oscura della storia del Kazakistan”.

In queste ore, un incendio è divampato nell’edificio governativo di Almaty, mentre continuano le proteste per il caro gas in tutto il Kazakistan. Lo riferiscono i media locali, che pubblicano video dell’assalto, con le immagini del fumo nero che esce dall’edificio, mentre si sente il rumore di esplosioni. I manifestanti hanno assaltato anche una residenza usata dal presidente Kassym-Jomart Tokayev ad Almaty, dando fuoco all’edificio.

L’appello dell’Unione europea alle parti coinvolte in Kazakistan

L’Unione Europea chiede a “tutte le parti coinvolte” nelle proteste contro il caro gas in Kazakistan di “agire con responsabilità e moderazione e di astenersi da azioni che possano portare a un’ulteriore escalation della violenza”. In una nota del portavoce del servizio di azione esterna europea si sottolinea che, “mentre si riconosce il diritto alle manifestazioni pacifiche, l’Ue si aspetta che restino non violente e che si eviti ogni incitamento alla violenza”.

I 27, inoltre, chiedono alle autorità di “rispettare il diritto fondamentale a protestare in modo pacifico e la proporzionalità nell’uso della forza quando difendono i legittimi interessi di sicurezza e di rispettare gli impegni internazionali”, tra cui la libertà di stampa e l’accesso alle informazioni online e offline.

Nella nota si ricorda che il Kazakistan “è un partner importante per l’Ue, che incoraggia una soluzione pacifica della situazione attraverso un dialogo inclusivo con tutte le parti coinvolte ed il rispetto dei diritti fondamentali dei cittadini”.

Le dimissioni del governo non hanno frenato i rivoltosi

Nelle scorse ore, il governo guidato dal primo ministro Askar Mamin si è dimesso a seguito delle gravi proteste contro il caro-gas che hanno scosso l’ex repubblica sovietica. L’ufficio del presidente kazako Kassym-Jomart Tokayev ha dato notizia delle dimissioni del governo, tuttavia, i ministri resteranno al loro posto fino a quando non sarà formato un nuovo esecutivo. Tokayev ha anche nominato il vice primo ministro Alikhan Smailov come nuovo capo ad interim del governo.

Negli scontri, ha riferito il ministero dell’Interno, oltre 200 persone sono state arrestate e 95 agenti di polizia sono rimasti feriti. Inoltre 37 auto della polizia sono state danneggiate. Il Kazakistan è la più importante economia dell’Asia Centrale ed era ritenuta la più stabile tra le repubbliche ex sovietiche. Almeno fino a due giorni fa.

 

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