M5S, Conte liscia il pelo ai suoi: «No alle urne». E sul Quirinale chiude a Berlusconi: «Irricevibile»

giovedì 13 Gennaio 20:05 - di Niccolò Silvestri
Conte

È a metà riunione (online) che Giuseppe Conte liscia per il verso del pelo la belva grillina pronta ad azzannarlo al primo equivoco. Di fronte (collegati via Zoom) ha tutti i deputati e tutti i senatori del M5S. È ancora l’esercito più numeroso nonostante defezioni, scissioni ed espulsioni. Per questo è anche il più corteggiato in vista dell’appuntamento del Quirinale. Per numeri parlamentari ne avrebbe dovuto essere il king maker, ma la debolezza politica è tale da aver costretto lo stesso Conte ad oscillazioni incredibili sul tema. Troppe giravolte, che i suoi detrattori interni hanno però decifrato come volontà di andare ad elezioni anticipate. Due parole che nel MoVimento suonano come una bestemmia in chiesa.

Conte ha riunito online deputati e senatori

Da qui malumori sempre più evidenti e sullo sfondo la sagoma di Luigi Di Maio, ancora considerato – a torto o a ragione – il vero dominus del M5S. È il motivo per cui Conte ha dovuto sottolineare con inusitata energia il proprio “no” al ritorno alle urne. «La congiuntura che stiamo vivendo -ha ricordato – non permette di andare alle elezioni interrompendo la legislatura». Un concetto che ha sentito il bisogno di rafforzare impugnando la bandiera della continuità usque ad finem del governo Draghi. «Dobbiamo contrastare – ha infatti aggiunto – le dinamiche che potrebbero sfociare in uno scenario elettorale. E che in questo momento finirebbe per compromettere tutto il lavoro fatto con il Pnrr».

Assecondata la paura di votare

Archiviate le temute prospettive elettorali, Conte ha regalato un’altra certezza ai suoi: l’indisponibilità a votare Silvio Berlusconi. «La sua candidatura – ha sottolineato – è per noi irricevibile». Ciò, tuttavia, non pregiudicherebbe il «contatto diretto con il centrodestra». Ai suoi, l’ex-premier ha raccomandato «compattezza» esortandoli ad affrontare lo snodo del Quirinale con «forza» e «coraggio». La prima, ha spiegato, deriva dai numeri. Il secondo «dalla capacità di camminare a testa alta e di portare avanti le nostre battaglie anche quando tutti ci ostacolano». Retorica utile a scaldare gli animi fiaccati dai sondaggi avari di soddisfazioni. «Stiamo pagando un prezzo politico alto per il sostegno a questo governo – ammette Conte -. Ma la sua azione deve continuare». Più per la poltrona dei grillini che per il bene dell’Italia, aggiungiamo noi. Ma questo, Giuseppi, non poteva dirlo.

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