L’epidemiologo Guido Rasi al Cis di Roma per il Premio Caravella: uno stile unico tra i colleghi “star”

giovedì 13 Gennaio 9:51 - di Adriana De Conto
Guido Rasi

Lo stile dell’epidemiologo Guido Rasi, consulente scientifico del commissario Figliuolo, è quasi unico nel panorama dei medici e virologi che si avvicendano sulle tv da inizio pandemia. Ognuno con una narrazione diversa, contraddittoria, e per questo generatrice di dubbi e di ansie. Sobrio, coerente con la sua impostazione, mai incline alla drammatizzazione né alla semplificazione di un’emergenza oggettivamente complicata, Rasi sta dando un contributo alla chiarezza ai tanti italiani che cercano risposte in un momento critico sul fronte dei contagi. Per questo si è aggiudicato il Premio Caravella e lo ha ritirato proprio mercoledì dalle mani di Domenico Gramazio al Centro iniziative sociali di viale Etruria, non avendolo potuto ritirare nel corso della manifestazione del novembre scorso alla Fondazione An in quanto all’estero per i suoi studi.

La motivazione

La motivazione del premio letta da Antonella Ambrosioni ha fatto riferimento proprio alla sua competenza internazionale in qualità di direttore dell’Aifa e successivamente dell’Ema; declinata in  modo antitetico alla spettacolarizzazione della scienza in tv a cui si prestano molti suoi colleghi. Un profilo, pertanto, equilibrato, estraneo a ogni isteria, che ha aiutato a dissipare dubbi e ansie nei mirati interventi a cui Rasi è invitato a partecipare. Il professore ha molto gradito che a motivare il premio Caravella siano stati proprio questi elementi.

Rasi: i vaccini sono l’arma migliore che abbiamo”

Titolare di cattedra di microbiologia a Tor Vergata, ha sempre rassicurato sui vaccini, sta allertando sulla terza dose e, anzi, ha ribadito durante l’incontro romano al Cis, che fosse stato per lui, avrebbe messo il vaccino obbligatorio. Questi vaccini sono l’arma migliore che abbiamo e sono sicuri, ha detto Rasi ai presenti intervenuti per porgergli mille domande. “La memoria immunologica dura a lungo e protegge dalla malattia. È la protezione dal contagio che diminuisce e va rinforzata spesso. Difficilmente si troverà un vaccino più efficiente per un virus respiratorio”, aveva dichiarato in un’intervista a la Stampa. Secondo lui, insomma, difficilmente si potrebbe fare di meglio sul fronte vaccinale.

La comunicazione sgabliata che crea ansia e dubbi

Deleterio è stato, semmai, non spiegare che il vaccino non è, né mai sarebbe potuto essere, un “tana libera tutti”; sbagliato veicolare l’idea che da vaccinati con una, due, tre dosi si potesse rincorrere una vita di abbracci e di comunanza come in era pre-Covid. Rasi non ha negato il fatto che la comunicazione del governo – in particolare quella del ministero della Salute- sia stata in tal senso, inefficace; spesso cambiando tattica e provvedimenti senza prima spiegare il motivo dei tanti cambi in corsa. Come accaduto nel mese di dicembre. Questo è stato il primo fattore di ansia e di confusione. “In America parla solo Fauci a nome della comunità scientifica in materia di covid, diversamente da noi”.

Gramazio ricorda il padre, Gaetano Rasi

Il premio Caravella a lui conferito ha un significato che va oltre, ha tenuto a precisare Domenico Gramazio. Figlio dell’indimenticato Gaetano Rasi, economista, fondatore dell’istituto di studi corporativi, faro nel mondo della destra culturale, il riconoscimento si colloca nel solco di una tradizione politica vissuta all’insegna della serietà e del rigore scientifico. Gaetano Rasi ha ricoperto incarichi istituzionali di prestigio, vantando un curriculum  eccezionale ma rimanendo sempre  disponibile, al di fuori di ogni prosopopea. Uno stile inconfondibile che ritroviamo immutato in Guido Rasi. Alla serata sono intervenuti molti medici, la dottoressa Giorlandino di Artemisia Lab, la dottoressa Sabrina Valletta, presidente dell’associazione donne 7 marzo.

 

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