I centri sociali s’attaccano pure al supermercato: si riciclano come No Esselunga e scatenano l’inferno

lunedì 17 Gennaio 12:58 - di Lorenza Mariani
centri sociali Esselunga

Antagonisti, centri sociali, black bloc, No tav: cambia il nome, ma la sostanza è la stessa. L’ipocrisia della sinistra. E allora, ci mancavano solo loro: i No Esselunga. Nel profluvio di no che agitano dissidenti e contestatori, anche i centri sociali trovano il pretesto per scatenare tensioni e scontri che causano cariche e feriti. Insomma, il solito copione andato in scena sabato pomeriggio tra i quartieri Cit Turin e Cenisia di Torino, dove si è tenuta una manifestazione di antagonisti, stavolta riuniti sotto la bandiera nel no al progetto di riqualificazione dell’area ex Westinghouse. In particolare, i centri sociali in corteo contestavano la realizzazione di un centro commerciale con un supermercato della catena Esselunga. Tanto che, obbedienti all’obbligo di sigle e slogan intestati alla negazione, si sono costituiti in un comitato denominato “Essenon“.

I centri sociali si riciclano pure come “No Esselunga”

Insomma, la sinistra dei centri sociali e dintorni ne ha trovata un’altra per rivendicare l’ultimo No, ma questa ennesima rivendicazione della negazione sembra avere davvero dell’assurdo. Una novità, nel panorama contestatario degli antagonisti, che, mescolandosi e unendosi a gruppi di cittadini e studenti, con la scusa dell’opposizione ha dato sfogo al rituale scempio di disordini, tafferugli e di intolleranza che si traduce in violenza e scontri con la polizia. E tutto teoricamente contro l’apertura di un centro commerciale Esselunga. Alla faccia di ordine pubblico, sicurezza e divieti di manifestare in zona gialla.

Scontri e disordini alla manifestazione di sabato a Torino

Un no, quello degli Essenon – la sigla che riunisce quelle di Gabrio, Askatasuna ed del Collettivo Universitario Autonomo – e che, fedele al significato letterale del termine, va paradossalmente contro la nascita di un nuovo centro commerciale, in un contesto storico e sociale drammatico come quello odierno. In cui le attività chiudono. I ristori, quando arrivano, non bastano. Interi settori produttivi sono in ginocchio. E i commercianti alla canna del gas. Un no, insomma, che suona come uno schiaffo alla crisi, sferrato contro un progetto che potrebbe tradursi in posti di lavoro e distribuzione di nuova ricchezza. Per l’esattezza, come riferisce il Giornale sul suo sito sulla questione, «Esselunga dovrebbe assumere circa 250 persone. Mentre l’attività oggi operante in quella zona garantisce il lavoro ad una quindicina di persone».

Centri sociali contro Esselunga, pomo della discordia o solo l’ultima scusa per mettere a ferro e fuoco una piazza?

Alcuni sostengono che il pomo della discordia potrebbe essere la località in cui il centro commerciale dovrebbe sorgere. Ossia il Parco Artiglieri della montagna, attualmente in gestione di un’associazione culturale denominata “Comala“. Ma chissà, data la necessità di generare sempre nuove forme (e scuse) di protesta. E la velocità con cui i gruppi di antagonisti formalizzano la contestazione unendosi in nuove sigle, probabilmente anche qualunque altra motivazione avrebbe indotto i centri sociali alla mobilitazione dell’ennesima piazza da mettere a ferro e fuoco…

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