Colle, è Frattini il “piano B” del centrodestra. FdI e Lega pronti a votarlo se il Cav si defila

sabato 8 Gennaio 10:23 - di Francesca De Ambra
Frattini

Se il nome di Mario Draghi evoca le urne anticipate, quello di Silvio Berlusconi ripropone il ventennale duello dell’«o con lui o contro di lui». È il motivo per cui entrambi ostruiscono la strada per un accordo sul Quirinale. E se la candidatura dell’attuale presidente del Consiglio è strettamente intrecciata all’emergenza Covid, quella dell’ex-premier rischia di imbrigliare la strategia della coalizione lui fondata. Meloni e Salvini sono pronti a votarlo, ma vogliono capire se la spesa vale l’impresa. Se, cioè, il Cavaliere ha davvero qualche chance. Diversamente, argomentano, sarebbe meglio far convergere i voti su un nome del centrodestra che sia potabile anche per gli avversari. Un civil servant, ad esempio, come Franco Frattini.

Frattini è stato ministro di Berlusconi

Il nome dell’attuale presidente aggiunto del Consiglio di Stato fa da tempo capolino nei conciliaboli in corso sul Quirinale. E molti assicurano che abbia il profilo perfetto per aspirare a succedere a Mattarella. E non sbagliano. Più volte ministro del centrodestra, Frattini non è mai risultato urticante per il centrosinistra. Neanche quando s’intestò la legge sul conflitto d’interesse berlusconiano. Allievo di Giuliano Amato, Frattini esibisce un profilo istituzionale accompagnato ad un’ottima rete di relazioni, anche in campo internazionale. A Meloni e Salvini non dispiacerebbe lanciarlo nella mischia per il Colle. Non allo sbaraglio, ovviamente, bensì dopo un’intesa sul suo nome con la sinistra. Preliminarmente, però, occorrerebbe il passo di lato di Berlusconi.

Sul suo nome si potrebbe trovare una larga intesa

I soliti bene informati (tipo la Stampa oggi in edicola) giurano che il Cavaliere non ha alcuna intenzione di cedere il passo, neppure ad un esponente del centrodestra. È tuttavia evidente che i voti della coalizione, pur imponenti come non mai, sono insufficienti a fargli tagliare l’ambito traguardo. Persino dal quarto scrutinio in poi, quando ne basteranno 505. Oltre 50 in più dei 450 nella disponibilità di FdI, Lega, FI e altri centristi.  È il motivo per cui nel prossimo vertice gli alleati chiederanno a Berlusconi di scoprire le sue carte. Se i voti ci sono, si andrà avanti sul suo nome. Altrimenti, si prenderà altro che bisognerà trovarne un altro. E quello di Frattini avrebbe più di una possibilità di riuscita.

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