Vertice del centrodestra. Arriva la risposta a Draghi. “Siamo e restiamo uniti”. Con Berlusconi

giovedì 23 Dicembre 15:52 - di Francesco Severini
vertice

Si sono riuniti a Roma i leader dei partiti e dei movimenti politici del centrodestra. Un vertice atteso, che mirava soprattutto ad affinare la strategia in vista della partita per il Quirinale. 

Il vertice ha confermato – recita il comunicato ufficiale – “l’intesa e la sintonia di una coalizione che oggi governa con ottimi risultati la maggioranza delle regioni. E che aspira a tornare al governo del Paese, sulla base di valori comuni e di un programma condiviso, per unire e non per dividere. Per far crescere l’Italia nella libertà, nel benessere, nella sicurezza, nelle garanzie, nell’attenzione verso i più deboli.
Per questo il centrodestra affronterà unito tutti i prossimi appuntamenti istituzionali ed elettorali – dall’elezione del Capo dello Stato fino alle prossime elezioni amministrative e politiche – nel rispetto delle scelte fin qui compiute da ciascuna delle sue componenti. Ma nella consapevolezza della comune responsabilità di rappresentare la maggioranza naturale degli italiani, un’Italia che guarda all’Europa e al mondo orgogliosa della propria storia e della propria identità”.

Il richiamo all’unità significa che per il centrodestra il candidato al Quirinale non potrà che essere Silvio Berlusconi. Una presa di posizione che giunge all’indomani della conferenza stampa in cui Mario Draghi, definendosi “nonno al servizio delle istituzioni” ha di fatto lasciato capire che al Quirinale lui ci starebbe benissimo.

Il centrodestra dunque non apre all’ipotesi Draghi al Quirinale. Il più contrariato dalla conferenza di SuperMario – annota Pietro Senaldi su Libero – “è naturalmente Berlusconi, che a caldo ha espresso ufficialmente il veto alla candidatura di Super Mario. Silvio si sente a una quindicina di voti dalla meta, quando alla quarta votazione il quorum necessario per essere eletti si abbasserà a quota 505. L’uomo ha ben capito che Draghi ha rotto gli indugi per fermare la sua corsa prima che prendesse troppa velocità. Per questo è deciso a non mollare, almeno adesso. È uomo delle istituzioni e patriota vero, ma ha anche la leggerezza e la forza di chi è all’ultimo giro di carte. Potrebbe ritirarsi solo se capisse di non farcela o che, rimanendo in campo, sfascerebbe il Paese”. E oggi gli alleati hanno confermato che sono, per ora, al suo fianco.

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