“Ripulirò Roma entro Natale”. Gualtieri surreale, ecco con quale faccia tosta fa gli auguri ai romani

giovedì 23 Dicembre 10:21 - di Adriana De Conto
Gualtieri Natale

Gualtieri, sindaco della Capitale, così parlo: “Ripulirò Roma entro Natale“. Ecco, il Natale è arrivato e non c’è traccia della promessa roboante del sindaco Pd. Anzi, ad aggravare il tutto c’è anche la frase che aggiunse prima durante e dopo la campagna elettorale: “Forse prima se riusciremo a essere rapidi”. Tra due giorni è il 25 dicembre e l’unica “rapidità”  visibile ai cittadini è l’incremento della sporcizia invereconda delle strade, dei  marciapiedi della capitale. Il rigoglio di mondezza che rende le strade una bomba inquinante è lo spettacolo che a due giorni dal Natale possiamo guardare con ribrezzo e rabbia.

La promessa di Gualtieri, ci siamo, è il 23 dicembre: la monnezza regna sovrana

A ricordare la promessa non mantenuta da Gualtieri torna il Foglio oggi in edicola. “Viene dunque da chiedersi cosa avesse spinto Roberto Gualtieri, a ottobre, appena eletto sindaco, a sbilanciarsi; impiccandosi a una promessa talmente enorme, improbabile, da far dubitare del suo rapporto con la realtà”. Un’analisi che conferma quanto scritto e riscritto sul Secolo. L’idea di un sindaco che ancora non si è reso conto di dove si trovi e di come iniziare un lavoro urgente e complesso. Al netto della “barzelletta” raccontata dal segretario del Pd Letta. Che ha parlato di un “evidente cambio di passo a Roma” con l’avvento dell’ex ministro dell’Economia. Qui la mondezza regna sovrana.

Distaccato dai problemi della città

Dunque, il quotidiano fa una proposta semiseria: regalare a  Natale al sindaco Gualtieri “un bel paio di scarpe comode per farlo uscire dal Campidoglio e girare la città che amministra: la capitale che cerca di ritrovare una dimensione normale”.  La sensazione che abbiamo è che non sia una questione di scarpe ma di inadeguatezza. Lo dimostra questa promessa  di ripulire Roma “entro Natale” che a chiunque cittadino era apparsa inverosimile: A meno di non avere un Superman in Campidoglio. Gultieri Superman non è. E la sua promessa conferma l’immagine di un sindaco “marziano”: “distante, se non distaccato dalla città che lo ha votato ( peraltro) senza entusiasmo. Solo un romano su quattro”.

Roma: “A Gualtieri e alla sinistra interessano solo potere e sottopotere”

Le cronache cittadine di questi primi mesi “raccontavano di un sindaco chiuso in ufficio a gestire baruffe di partito per le nomine nelle partecipate e nel sottopotere”. Quando uscirà da quelle stanze sarà sempre troppo tardi. Non che si rimpianga il metodo Raggi, per carità di Dio. All’epoca era il meccanico di Di Battista a scegliere uomini e orientamenti, il che fa orrore. Prendersi del tempo per selezionare personale all’altezza non è un demerito in sé. Lo diventa constatando “la frenesia spartitoria offerto dal Pd a Roma negli ultimi mesi; specie di fronte alle macerie fumanti lasciate da Virginia Raggi: i litigi tra ottimati di partito per piazzare i propri uomini all’auditorium e al Teatro dell’opera”.

Gualtieri in modalità Raggi: l’ordinario spacciato per straordinario

Un’analisi che non fa un grinza e che cozza con gli auguri – più surreali che rituali – che Gualtieri sta offrendo ai romani dai suoi canali social: serenità, speranza, amore e “la volontà di far tornare Roma ad essere una città ‘grandiosamente normale’. Di questo abbiamo bisogno: che sia normale e grandiosa allo stesso tempo”. Questa frase ci fa paura perché conferma la modalità Raggi: spacciare l’ordinario per straordinario e grandioso.  Piuttosto faccia una cosa veramente “normale” : “vada in giro, lasci perdere i famelici ed eterni signorotti della partitocrazia romana. Piuttosto si faccia vedere, specie in quei quartieri dove l’astensionismo ha sfiorato il 60 per cento. Lì dove, ne siamo sicuri, se si facesse un sondaggio si scoprirebbe che non sanno nemmeno come si chiama o che faccia abbia il sindaco di Roma”.

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