Quirinale, bagarre centrosinistra. I dem non si fidano di Conte e dei 5Stelle, temono le aperture a destra

mercoledì 29 Dicembre 18:20 - di Redazione
Quirinale

“Sulle candidature che avanzano i 5 stelle, bisogna chiedere ai 5 Stelle”. La secca replica di Emanuele Fiano la dice lunga sugli umori tra le file dem per le uscite degli ultimi giorni, in chiave Quirinale, di Giuseppe Conte e di esponenti M5S. Iniziative in solitaria che non coincidono del tutto con lo spirito del patto, siglato prima di Natale, per un percorso condiviso nell’incontro tra Enrico Letta, Roberto Speranza e Conte appunto. Prima il lancio della candidatura femminile, poi le aperture al centrodestra.

L’ultima mossa è stata l’intervista a Repubblica di Davide Crippa, capogruppo M5S alla Camera. Il quale sulla possibilità che al Colle salga un presidente di centrodestra ha dichiarato: “Serve un nome di garanzia complessivo, cerchiamo di non parlare in maniera chiusa di schieramenti ma più che altro di un profilo che possa garantire tutti”. Un’apertura che ha fatto sussultare gli alleati dem. Mosse, apprende l’Adnkronos, che non sono piaciute a molti parlamentari Pd. “Sono ‘casalinate’ per stare sui giornali“, sibila uno dei più agguerriti.

Al Nazareno, però, la vicenda non viene enfatizzata. “Si tratta di posizioni tattiche e non strategiche”, è il commento. Del resto, come diceva ieri il lettiano Enrico Borghi siamo ancora al “fantacalcio”. Non c’è ancora il quadro politico -che per i dem dovrebbe corrispondere all’attuale maggioranza-, non c’è ancora un metodo condiviso da cui possa discendere un nome unificante. In primo luogo perché fin quando c’è sul tavolo la candidatura di Silvio Berlusconi, per il Pd il confronto non può cominciare. “Congela la discussione”.

Lo dice così la capogruppo Simona Malpezzi: “Per la Presidenza della Repubblica prima di un nome serve un metodo. Mai come adesso il Paese ha bisogno di una figura condivisa che rappresenti tutti gli italiani con un profilo autorevole, europeista, garante della Costituzione. Non può essere espressione di una parte”. Come il Cavaliere. Se la figura ‘condivisa’ dovesse essere quella di Draghi, i vertici dem non si metterebbero di traverso.

Ma il passaggio del premier al Colle implicherebbe un accordo complessivo che riguardi anche palazzo Chigi e il prosieguo della legislatura. Un eventuale percorso che prevede un primo passaggio interno ai gruppi parlamentari, trasversalmente agitati al momento. Letta ha convocato Direzione e gruppi Pd per il 13 gennaio proprio con l’obiettivo di saldare la ‘pax’ interna e uscire con una posizione univoca sul percorso da intraprendere.

 

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