Quirinale, 5Stelle cadenti. Ieri volevano Rodotà per fregare il Pd, oggi si accucciano a Letta

giovedì 30 Dicembre 14:15 - di Lando Chiarini
Rodotà

«Ro-do-tà, Ro-do-tà, Ro-do-tà-tà-tà-tà». Ricordate? Quello di Stefano Rodotà fu il nome per il Quirinale sparato a raffica dal M5S su un Pd tramortito dalla “non vittoria” di Bersani alle elezioni politiche del 2013. A riguardarlo oggi, bisogna ammettere che in quell’assalto grillino, in fondo, c’era del metodo. Ritmare furiosamente nelle piazze il nome del giurista calabrese, entrato in Parlamento da indipendente del Pci e iscrittosi al Pds dopo la svolta della Bolognina, serviva soprattutto ad aggravare le difficoltà di Bersani reduce dall’appoggio al governo Monti in condominio con Alfano e Casini. Era il famoso ABC, secondo le iniziali dei cognomi dei tre politici. In realtà la prima, la “A“, si leggeva “B“, inteso come Berlusconi.

Nel 2013 i grillini puntarono su Rodotà

La presenza di Bersani nel trittico pro-Monti era la pistola fumante di quel che due influenti giornalisti come Marco Travaglio e Michele Santoro, grillini della primissima ora, sostenevano da tempo. E cioè che in quei circa vent’anni trascorsi dalla “discesa in campo” del 1994, prima il Pds, poi i Ds e infine il Pd non avevano seriamente combattuto il fondatore del centrodestra. Ai loro occhi, invece, Rodotà incarnava quella parte di sinistra mai contaminata dalla “anomalia” berlusconiana. E questo lo rendeva garanzia assoluta per chi in quegli anni non sognava che tre cose: togliere Rete4 a Mediaset, impiccare il Cav al suo irrimediabile conflitto d’interessi, mandarlo in galera.

Con i dem gara sull’odio per Berlusconi

Se i primi due obiettivi sono falliti, sul terzo si sono dovuti accontentare dell’espulsione dal Senato seguita da un anno di pena espiato in affidamento ai servizi sociali. Ma Berlusconi ha tenuto botta: riabilitazione e quindi elezione al Parlamento europeo. In compenso, a non passarsela bene sono proprio i suoi nemici, a cominciare dagli stessi grillini. Prova ne sia che laddove ieri per il Colle rafficavano il nome di Rodotà, oggi trafficano praticamente su tutto con tutti pur di evitare le urne. E se allora andarono all’assalto di Bersani, ora si accucciano ai piedi di Letta, a conferma dell’avvenuta archiviazione di ogni velleità terzopolista.

Bipolarismo ancora forte

Non è poco, se si pensa che ancora oggi il bipolarismo italiano fa inarcare il sopracciò di tanti opinionisti. Lo bollano come «immaturo», se non «primitivo» o «muscolare». E questo perché è nato e si è consolidato pro e contro Berlusconi. Obiezione vera, per altro. Ma è altrettanto vero che la traiettoria cadente dei 5Stelle ne certifica ancora la vitalità. Lo dimostra il fatto che non hanno più un Rodotà da lanciare nella corsa per il Colle. Il Cavaliere, invece, vi si è già lanciato. E molti di quelli che volevano seppellirlo sarebbero ora pronti a trasformarsi negli artefici della più clamorosa delle resurrezioni politiche. Con un segno di croce, certo, ma di quelli che s’appongono nel segreto dell’urna.

 

 

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