Manovra, c’è arrivato pure il Pd: il governo svilisce il Parlamento. FdI: «Invece di parlare, agiscano»

martedì 28 Dicembre 18:45 - di Eleonora Guerra
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Fratelli d’Italia lo va ripetendo da settimane e settimane: anche sulla manovra, il governo scavalca il Parlamento, mortificandolo. Ora che la legge di Bilancio è arrivata alla Camera, sottoposta alla fiducia, anche il Pd sembra essersi conto che le cose così non funzionano e, soprattutto, non possono funzionare se ci si tiene alla democrazia rappresentativa.

Manovra: il Pd scopre che così la democrazia è a rischio

«Vorrei dire che da anni siamo all’interno di una china pericolosa. Dobbiamo renderci conto che rischiamo una torsione della nostra democrazia fondata sulla rappresentanza», ha detto in Aula Marianna Madia, parlando del ruolo del Parlamento nella definizione della manovra. «I dati sull’astensionismo ci dicono che le persone non si sentono più rappresentate. Si tratta di un fenomeno che sta attraversando tutte le democrazie occidentali. Noi abbiamo intrapreso una scorciatoia con la riduzione dei costi della politica e della riduzione del numero dei parlamentari. In questo modo – ha aggiunto – rischiamo che nel prossimo Parlamento vi possa essere una più complessiva riduzione del valore della rappresentanza».

Misiani: «Uno svilimento del Parlamento molto pericoloso»

Sullo stesso tema si è soffermato anche il collega di partito Antonio Misiani, che del Pd è responsabile economico. Il senatore, intervenendo a Radio Immagina, ha infatti sottolineato che «rispetto alla necessità di blindare in seconda lettura il testo della manovra economica credo che la questione sia evidente: stiamo diventando un Paese con un monocameralismo alternato di fatto, a colpi di Decreti Legge che vengono esaminati da un ramo del Parlamento e ratificati dall’altro». «È di fatto – ha aggiunto – uno svilimento del Parlamento molto pericoloso, a maggior ragione quando si discute il provvedimento più importante, la legge di Bilancio».

Lollobrigida: «Chiacchiere, la maggioranza prenda una posizione seria»

«Quest’anno, tra l’altro – ha proseguito Misiani – la tempistica è stata molto lunga e siamo arrivati al momento dell’approvazione a ridosso dell’esercizio provvisorio. Tutto questo deve farci riflettere ed è un bene che il problema venga sollevato». Anche il Pd, insomma, benché ormai troppo tardi, è arrivato a condividere l’allarme che FdI lancia da tempo e che non ha mancato di ribadire anche oggi, nel corso della discussione a Montecitorio. «L’Esecutivo guidato da Mario Draghi ha oramai sdoganato il monocameralismo e si conferma il governo dei migliori solo nel comprimere il dibattito e nel calpestare il ruolo del Parlamento», ha sottolineato in Aula il capogruppo di FdI alla Camera, Francesco Lollobrigida.

Una manovra «a scatola chiusa»

«Rende impossibile una approfondita analisi dei provvedimenti in commissione Bilancio, dove gli emendamenti alla Manovra presentati da Fratelli d’Italia sono finiti falcidiati dalla logica del pregiudizio. Una montagna di miliardi – ha aggiunto Lollobrigida – sarà approvata a scatola chiusa senza che le Camere possano intervenire. Un fatto gravissimo e su cui la maggioranza, anziché rifugiarsi dietro a scialbi comunicati, dovrebbe prendere una posizione seria».

Mollicone: «Draghi ha trasformato il Cdm in un Cda»

Il deputato Federico Mollicone ha poi sottolineato che «il presidente Draghi non è abituato a confrontarsi col lessico parlamentare. Ha trasformato il Cdm in un Cda di cui lui è amministratore unico, viviamo nell’Italia S.p.a. Il metodo, superficiale, con cui si è condotto l’esame ci preoccupa: per il ritardo con il quale la manovra è approdata in Parlamento, cosa che, inevitabilmente, ha contingentato i tempi del dibattito, con il ricorso all’ormai tradizionale maxi-emendamento e alla questione di fiducia, e per i contenuti stessi del disegno di legge», ha sottolineato il deputato di FdI, Federico Mollicone, aggiungendo che «irritualmente, la legge di bilancio ha avuto una sola lettura vera, reale e modificativa». Siamo, dunque, ha chiarito al «monocameralismo di fatto». «La Camera è diventata un passacarte», ha sottolineato ancora Mollicone, che da responsabile cultura del partito si è soffermato sulle «occasioni mancate» per il comparto.

 

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