Il veleno del “Fatto” per difendere l’indifendibile Conte: vignetta su “schiava di Draghi Iddio la creò”

mercoledì 29 Dicembre 12:12 - di Alberto Consoli
"Il Fatto" vignetta

Anche le parole del nostro Inno di Mameli vengono storpiate. Il “Fatto” non si ferma davanti a nulla e pur di difendere l’indifendibile prosegue nel cospargere di veleno.  Contro qualunque cosa o persona non sia in sintonia con la linea editoriale di Marco Travaglio. Il Fatto pertanto si serve delle vignette di Riccardo Mannelli, matita più volte sopra le righe, sgradevolmente offensiva, per attaccare. Satira grossolana e molto offensiva anche nel disegno che campeggia in prima pagina sul Fatto oggi in edicola. L’uso senza alcuna dignità dell’Inno di Mameli è troppo. Pur di colpire Draghi e il suo governo, il generale Figliuolo in primis.

Sul “Fatto” l’Inno di Mameli storpiato nella vignetta

Nella vignetta appare stilizzato il commissario straordinario in divisa, con mascherina sul viso e l’immancabile cappello degli Alpini. Sprezzante la didascalia di Mannelli alla  immagine sbattuta in prima pagina. Le didascalie sono sprezzanti: “Dov’è la vittoria?”, si chiede citando l’inno di Mameli. L’Inno “Fratelli d’Italia”  viene poi deriso con il famoso verso: “ché schiava di Roma” trasformato in “ché schiava di Draghi Iddio la  creò”. Qual è il disturbo che provoca alla squadra del “Fatto” questo travaso di bile? Questa vignetta con le parole trasformate campeggia su tutta una sequela di disastri: titoli sulla quarta ondata, notizie sulla omicron, bollettino Covid. “Dov’è la vittoria”, è lo sfregio della didascalia. Alla quale andrebbe risposto con un’altra domanda: quale sia la “vittoria” del Fatto di Travaglio in questa circostanza che stiamo vivendo. Nella quale tra mille problemi, almento la campagna vaccinale di Figliuolo ha funzionato e sta funzionando.

Nella vignetta di Mannelli il veleno del Fatto

Fosse stato per Arcuri staremmo ancora ad allestire le primule o giù di lì. Ecco, il disturbo che ossessiona Travaglio – anche se lui lo nega- è che Conte non c’è più. Il che dovrebbe essere stato metabolizzato. Invece l’acredine tracima ogni giorno che passa. Tutto è detto, scritto e disegnato per far emergere unu dato. Con Conte sarebbe stato lo stesso, forse meglio. Martedì la campagna vaccinale ha fatto registrare oltre 619mila somministrazioni, dopo le 583mila di lunedì. In particolare, sono state inoculate 57mila prime dosi, 34mila delle quali in favore di bambini di età fra i 5 e gli 11 anni; mentre i richiami hanno superato quota 520 mila. Ecco, è già qualcosa. Con Arcuri non siamo così sicuri che su queto fronte le cose sarebbero andate meglio. Non siamo certo qui a difendere il governo Draghi, che di errori ne ha fatti. Ma essere contro senza stile va al di là della satira.  Non è la prima volta che le vignette di Minnelli fanno arrabbiare un po’ tutti, indipendententemente dal colore politico. Quelle di Vauro non ne parliamo. Cosa c’entri fare a brandelli l’Inno nazionale qualcuno lo dovrà spiegare.

 

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