La vignetta volgare del Fatto fa arrabbiare tutte. Travaglio accusato di oscenità e misoginia

mercoledì 24 Novembre 13:28 - di Redazione
Travaglio vignetta Il Fatto

Oscena. Sessista. Disgustosa. Sono solo alcuni degli aggettivi che hanno scandito l’accoglienza della vignetta di oggi sul Fatto dedicata a Italia Viva. In prima pagina Riccardo Mannelli disegna un donnone, una prostituta raffigurata come una vecchia baldracca nuda, che sarebbe la Leopolda.  La frase allude al progetto centrista renziano. “Vuoi fare centro passerotto? C’è la Leopolda, chiamami“. Gli slip calati della donna non lasciano dubbi  sul doppio senso.

Le reazioni non  hanno tardato ad arrivare. In un post su Facebook la senatrice di Italia Viva Daniela Sbrollini si indigna: “Eccoli i veri paladini dei diritti, quelli in perenne difesa della morale e dell’etica pubblica , pronti a puntare il dito contro il nemico numero uno Renzi con paginate di fango quotidiano che travolgono in una spirale di follia e di odio personalistico anche le donne”.

La vignetta – continua – è “una vergogna alla vigilia del 25 novembre. Travaglio stia pur tranquillo che denunceremo sempre schifezze come questa. Quanta invidia sulla Leopolda, un bellissimo momento di partecipazione che certo chi è abituato a vedere il mondo con le lenti dell’odio non può comprendere. Solidarietà a tutte le donne che vedendo questa prima pagina del Fatto Quotidiano si sono sentite insultate dal solito ometto squallido”.

L’Intergruppo della Camera per le donne, i diritti e le pari opportunità composto da settantotto deputate di diversi partiti critica la vignetta. “È difficile digerire e comprendere le ragioni della vignetta pubblicata in prima pagina da il Fatto Quotidiano. Oscena, non ci sono altri aggettivi per definirla”.

“Siamo impegnate tutto l’anno, e in particolare in questi giorni di celebrazione della giornata contro la violenza sulle donne, per abbattere gli stereotipi di genere e ogni forma di sessismo -proseguono le deputate-. Lo facciamo con passione e impegno civile, prima che politico, a difesa di tutte le vittime di discriminazioni. Abbiamo anche sostenuto e approvato un emendamento del Ddl Infrastrutture che vieta le pubblicità sessiste nelle strade, ma evidentemente anche nei giornali persistono grossi problemi di misoginia”.

“Questa non è satira né informazione, è mercificazione becera del corpo della donna. Un insulto che non può avere alcuna giustificazione giornalistica e comunicativa. Il direttore prenda le distanze da questa disgustosa vignetta e chieda immediatamente scusa”, concludono.

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