Il canto per la famiglia che lotta e gioisce nella prefazione di Pippo Corigliano de “La forza dell’amore”

venerdì 24 Dicembre 17:16 - di Leo Malaspina

Pubblichiamo la sinossi e la prefazione, firmata dal giornalista Pippo Corigliano, già portavoce dell’Opus Dei, del libroLa forza dell’amore. Storia di una mamma che combatte senza fare la guerra” (Guida Editori, pp.128, 10 E.), di Luca Maurelli.

Un libro che mi ha commosso e anche inorgoglito. Mi ha fatto sentire l’orgoglio di essere un uomo del sud dove, senza troppi discorsi, c’è un’umanità forte e leale. Dove l’amore è vissuto con solidità, dove non si piange: si fa. L’eroina del … romanzo starei per dire, ma si tratta del romanzo della vita vera. L’eroina è Annamaria, la donna forte calabrese che “non piange mai … e se lo fa non te lo dice o non te lo mostra. “Neanche Roberto piange mai, perché dovrei farlo io? Quando gli dico, preparati che partiamo per un ospedale, lui risponde: va bene, mamma, ma io sto bene anche così”. Roberto è l’altro eroe, portatore di una malattia che non gli consente per molti anni di stare dritto, assieme ad altri inconvenienti, ma che ha una forza unica di carattere: affronta i disagi con disinvoltura e addirittura con allegria. E’ spiritoso e capace di intuire la psicologia di chi gli sta davanti. Un insieme di qualità che costituiscono il vero tesoro che la famiglia gli ha trasmesso. Perché l’altro protagonista del libro è la famiglia. Prima ancora dei discorsi sociologici o teologici questo libro è un canto per la famiglia. Nessuno pensa a sé, tutti si prodigano per gli altri con naturalezza A cominciare da un marito ormai vicino agli 80 anni, ancora innamorato della moglie che a sua volta ricambia  senza smancerie ma con convinzione tosta. Prova ne sia che, pur in mezzo a tante faccende da sbrigare, va sempre elegante e truccata, con sobrietà e buon gusto, e parla con stima del marito che la stima la merita tutta. Altri protagonisti sono gli altri due figli Giuseppe e Stefano che non fanno drammi, non si lamentano, affrontano le loro avventure e difficoltà in sintonia con la mamma e un padre spesso necessariamente assente per importanti incarichi professionali. Alla mamma raccontano lealmente tutto anche se lei non assume il ruolo di amica ma resta mamma che, quando è il caso, sa anche menare e menare forte. Tutti hanno il compito comune di sostenere Roberto, il ragazzo malato, ma senza toni di missione o di compatimento. Il primo a essere forte è proprio lui che, come si è detto, è anche spiritoso e capace di profonde amicizie. Annamaria, laureata all’Orientale di Napoli, era innamorata del suo lavoro di insegnante, ma, quando è necessario, abbandona la sua attività esterna e si dedica completamente alla famiglia, senza lamentarsi e con sobrietà. Un libro che va letto e che ti prende come un romanzo appassionante. Il miglior modo di invitare alla lettura è cominciare a leggerlo. Alla fine si rimane non solo ammirati per le qualità umane dei protagonisti ma, senza dissertazioni teoriche, si resta convinti che le ubriacature della modernità – individualismo, dissoluzione della famiglia, droghe, amori passeggeri e così via – sono destinate a dissolversi alla prova dei fatti. Si resta convinti che l’importante nella vita è saper voler bene e poi lavorare con generosità senza pensare troppo ai diritti personali ma mirando al bene comune. Non mi dilungo ulteriormente perché il libro merita e la migliore presentazione è il libro stesso.

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